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31/05/15

Come sopravvivere nel tempo della fine: Sull'inconsapevolezza e l'ipocrisia.

Cari Fratelli

Viviamo in tempi dove il sistema di cose moderno aggredisce la spiritualità di tutti. Questa a ben vedere è più che una semplice aggressione, la possiamo invece benissimo considerare come un occulto attacco. Le caratteristiche però se le volessimo raffigurare con un esempio non assomigliano ad una finale resa dei conti. Se dovessimo immaginarci qualcosa che rappresenti questo attacco potremmo fare riferimento alla scrittura dell’apostolo paolo I Cor 15:44 “...Se c’è un corpo fisico, ce n’è anche uno spirituale” Spesso riceviamo notizie di come la medicina abbia fatto enormi passi nella cura del corpo umano. Malattie difficili e incurabili sono state debellate come il vaiolo o la poliomielite, altre purtroppo come i tumori o le leucemie rimangono incurabili. I risultati delle analisi moderne sono talmente avanzate che spesso riescono a determinare la prospettiva di vita di una persona. Raramente queste malattie, portano alla morte istantanea e hanno invece l’effetto di degradare il corpo nel tempo, costringendo la persona, ad una lenta ma inesorabile agonia che porterà alla morte. Dal punto di vista spirituale, accade esattamente la stessa cosa. La nostra spiritualità è costantemente sotto attacco da agenti degradanti, che possono farci sviare. Il recente post sul bullismo denuncia uno degli elementi più degradanti, che accadono nelle congregazioni e che viene attuato da due tipi di persone che possono causare questi comportamenti. In questo post li prenderemo in considerazione e i primi sono gli inconsapevoli.

Gli inconsapevoli

Un dizionario web alla parola consapevole dice “:agg. [sec. XIII; da con+sapere]. Che sa, che è informato di qualche cosa: è consapevole della tua azione; fare, rendere consapevole qcuno, informarlo, metterlo al corrente di qualche cosa In psicologia, equivalente di conscio.” Quindi gli inconsapevoli sono quelli che non sono a conoscenza o che ignorano alcuni aspetti della questione. L’inconsapevolezza è probabilmente la malattia più difficile da diagnosticare. Per capire il senso dell’inconsapevolezza riprendo un esempio fatto un po’ di tempo fa in una torre di guardia con le considerazioni di due giovani sposini quando hanno iniziato a fare lo studio famigliare.
  • Federico: “Appena sposati avevo stabilito che io e mia moglie studiassimo la Bibbia insieme. Volevo che Elena si concentrasse durante lo studio, ma sembrava proprio non riuscirci. E quando le facevo delle domande rispondeva a monosillabi. Quel modo di fare non corrispondeva affatto alla mia idea di studio”.
  • Elena: “Avevo 18 anni quando sposai Federico. Studiavamo la Bibbia regolarmente, ma lui ogni volta approfittava della situazione per farmi notare tutte le mie mancanze e gli aspetti sotto cui dovevo migliorare come moglie. La cosa mi scoraggiava e mi feriva davvero tanto!”
Come si può notare le accuse che questi giovani si fanno reciprocamente hanno in comune un aspetto. Le buone intenzioni. Si perchè entrambi sono partiti avendo in comune l’apprezzamento per Dio e per le cose spirituali, ma come è evidente dalle parole di entrambi, essi hanno dato una diversa interpretazione al significato di studio famigliare. Noi immaginiamo che questa distonia non abbia poi compromesso il loro matrimonio ma probabilmente lo ha solo un po' logorato. In tutti i casi comunque dovranno lavorare per ripristinare il lieve ma non trascurabile attrito che, notate bene, si è creato proprio con lo studio biblico famigliare. 

Essere inconsapevoli in questo contesto significa fare le cose giuste ma senza criterio. Come ad esempio mascherare l'arroganza con l'esortazione e condizionare in modo indebito la spiritualità degli altri fratelli. Oppure dire o sostenere mezze verità su fratelli, screditando, insinuando mettendo illeciti dubbi nei sorveglianti sostenendo la bontà di chissà quali fini. O come chi, peggio ad esempio, si illude che occultando, negando o giustificando nefandezze umane, pensa di salvaguardare la purezza dell’organizzazione. Queste persone, ovviamente, non si distinguono per il sesso ne per la nomina ma si distribuiscono in modo uniforme fra le tutte le parti della congregazione. In tutti i casi questi soggetti, tipicamente esauriti, hanno effetti deleteri e spesso devastanti.

Alcuni di questi inconsapevoli ci scrivono continuamente e attraverso argomentazioni più o meno riuscite, esprimono, quando va bene, giudizi negativi sul blog e i suoi partecipanti. Quando va male anche veri e propri insulti rivolti più o meno a tutti. Tralasciamo il fatto che questi ultimi sono davvero patetici, noi capiamo che certi problemi nella vita sono difficili e complicati da gestire. Ma tutti noi abbiamo compreso che per imparare a risolvere questi problemi, bisogna anche imparare ad affrontarli. 

Ad esempio: Troppo spesso disassociare una persona è diventato il sistema più semplice risolvere spinose questioni. Le vittime principali di questi pasticci sono i minorenni, le donne, gli anziani, i depressi, i malati mentali. La tutela di queste persone è demandata solo alle buone intenzioni degli anziani giudicanti. Saranno mai sufficienti in tutti i casi ?
Ma davvero se io commetto un reato penale come un abominevole atto di pedofilia o peggio di incesto, non devo essere denunciato alle pubbliche autorità per non biasimare il nome di Geova e turbare l’equilibrio della congregazione ? Davvero occultando e celando "all’uomo" ( le virgolette non sono un errore ) non si reca biasimo a Geova ? Cosa pensava Geova di Davide quando commise il peccato immondo di desiderare Betsabea e uccidere Uria ? Preferiamo davvero un fratello che fa le cose giuste con i motivi sbagliati o piuttosto un fratello che ammette gli errori ma ha cuore gli interessi per il regno ? Se non volete “sporcarvi le mani” con chi vi dice cose spiacevoli facendovi vedere la realtà delle cose allora chiudete questa pagina web e andate pure in altri siti più incoraggianti, invece di continuare a leggere così come state facendo adesso. 
Ora però parliamo dell'altro tipo di persone che probabilmente non è peggio del gruppo precedente. Esistono infatti quelli che si rendono conto dei problemi, ma si comportano esattamente come gli inconsapevoli. 



Gli ipocriti




L'ipocrisia (dal Greco ὑποκρίνομαι «fingere») è un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente pretende di possedere credenze opinioni virtù ideali sentimenti emozioni che in pratica non possiede. Essa si manifesta quando la persona tenta di ingannare altre persone con tali affermazioni, ed è quindi una sorta di bugia. Con la scusa che le Scritture ammettono che possiamo avere maggior attaccamento per alcuni fratelli che per altri, tendiamo a razionalizzare i nostri sentimenti ? (Giovanni 19:26; 20:2) Consideriamo ad esempio la profezia delle pecore e dei capri citata da Gesù in Matteo 24 che abbiamo studiato nel recente articolo. Considerate la questione posta al signore Gesù Matteo 24:44 ‘Signore, quando ti vedemmo aver fame o sete, o essere estraneo o nudo o malato o in prigione e non ti servimmo?’ Vi pare questa una giustificazione più tipica di un ipocrita o di un inconsapevole ? Chi ha la possibilita di aver "cura dei minimi" nella congregazione ma non lo fa ? Una persona del mondo o uno dentro la congregazione ? 

Ancora, vi pare lecito poter esprimere un “amore” freddo e calcolato ad alcuni solo perché è nostro dovere farlo, mentre riserviamo il caloroso affetto fraterno a quelli verso cui ci sentiamo attratti? Se è questo il nostro caso, non abbiamo capito l’esortazione di Pietro. Non abbiamo purificato a sufficienza la nostra anima mediante l’ubbidienza alla verità, perché Pietro infatti ci dice: “Ora che per mezzo dell’ubbidienza alla verità avete purificato le vostre anime fino a provare sincero affetto per i vostri fratelli cristiani, amatevi l’un l’altro di cuore con tutta la vostra forza”. — 1 Pietro 1:22, The New English Bible (inglese). 


La traduzione del Nuovo Mondo traduce questo versetto in "Ora che avete purificato le vostre anime mediante la [vostra] ubbidienza alla verità col risultato di un affetto fraterno senza ipocrisia, amatevi di cuore gli uni gli altri intensamente." (1 Pietro 1:22). La parola tradotta “senza ipocrisia” deriva dalla forma negativa di un vocabolo greco che indicava gli attori teatrali che recitavano col volto coperto da una maschera, potendo così interpretare più personaggi diversi nel corso di uno spettacolo. La parola assunse quindi il senso figurato di ipocrisia, dissimulazione o finzione. Che cosa proviamo nel nostro intimo nei confronti di alcuni fratelli e sorelle nella congregazione? Capita che alle adunanze li salutiamo con un sorriso forzato, affrettandoci a guardare dall’altra parte o a passare oltre? Peggio ancora, cerchiamo di evitarli in modo da non doverli salutare affatto? Oppure il peggio del peggio, li salutiamo in congregazione con il triplo bacio e poi se li incontriamo fuori al supermercato non gli degniamo di uno sguardo? Che cosa siamo se non semplicemente e vergognosamente degli emeriti ipocriti?

In tal caso, che fine ha fatto la nostra “ubbidienza alla verità” che avrebbe dovuto purificare le nostre anime al punto di farci provare sincero affetto per i nostri compagni cristiani? Aggiungendo l’espressione “senza ipocrisia” Pietro specifica che il nostro affetto per i fratelli non dev’essere solo una maschera. Dev’essere sincero, deve venire dal cuore perchè solo dal cuore nasce la purezza dei sentimenti e la possibilità di essere accetti a Geova. Che Geova ci benedica e abbia pietà di noi.