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12/12/15

TdG - IL PROCESSO PIU' VERGOGNOSO

Inviato da Iared al blog in data 22 marzo 2015 ore 15,00


IL PROCESSO PIU' VERGOGNOSO
Quello fatto a Gesù a porte chiuse  -




Il processo fatto a Gesù, fu quello che  possiamo definire un “processo vergognoso”. Fu un processo pieno di anomalie: Non fu formulata nessuna accusa contro Gesù prima del suo arresto - I sacerdoti cercarono falsi testimoni solo dopo che Gesù fu arrestato per condannarlo a morte - Le accuse erano false - Nessuno dei giudici tentò di difendere Gesù - La causa fu discussa di notte a porte chiuse -  Il processo iniziò e si concluse in un solo giorno - Pilato trovò Gesù innocente ma lo fece ugualmente mettere a morte  (Giovanni 18:1-14; Matteo 26:59; Luca 22:52-54; 23:4, 22-25).



La folla che con il favore delle tenebre aveva catturato Gesù, lo portò a casa dell’ex sommo sacerdote Anna, che cominciò a interrogarlo (Luca 22:47-54). Anna ignorò la regola secondo cui i processi per reati capitali dovevano essere celebrati di giorno, non di notte. Inoltre qualsiasi accertamento dei fatti doveva avvenire nel corso di un’udienza pubblica, non a porte chiuse - (questo viene confermato nella W11 1/4 “Il processo più vergognoso della storia”, sottotitolo “un irregolarità dopo l’altra” pag19, il quarto e l’ottavo paragrafo contando dal sottotitolo) - .



Sapendo che l’interrogatorio di Anna violava la legge, Gesù rispose: “Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro. Ecco, questi sanno che cosa ho detto” (Giovanni 18:21). Per quella risposta Gesù fu schiaffeggiato da un ufficiale, e quella non fu l’unica violenza che avrebbe subìto durante la notte (Luca 22:63; Giovanni 18:22). Come questo processo andò a finire, tutti ne sono a conoscenza.




Porte della città


In Israele le porte della città erano luoghi pubblici dove si svolgevano attività ufficiali ed era un grande onore sedere lì con gli anziani locali (Proverbi 31:23; Rut 4:1). Anche le attività giudiziarie si svolgevano pubblicamente alle porte della città (Deuteronomio 16:18; 21:18-21; 22:15; 25:7; Amos 5:10, 12). Visto che in Israele i processi si svolgevano alle porte della città, ed erano tenute apertamente davanti a tutti, e visto che nelle congregazioni primitive non c’è traccia di processi a porte chiuse, ci si chiede come mai oggi nelle nostre sale del Regno i comitati giudiziari si tengono a porte chiuse.


Comitati giudiziari a
porte chiuse

Difatti non esiste nessun principio biblico che ci indichi di farlo in quel modo. I comitati giudiziari a porte chiuse comportano tante esperienze sgradevoli da parte di chi le ha subìte. Ad esempio: anziani e sorveglianti poco onesti e morbosi  (a volte capita che anziani fornicatori fanno parte del comitato giudiziario come ben illustra la W86 1/4 “badate di non farvi indurire dal peccato”, dal sottotitolo “Quando il peccato indurisce”, pag.25)  che ad esempio, quando trattano casi di fornicazione, fanno domande impertinenti. Ti domandano sui rapporti intimi: il dove, come, perché, quando, in che posizione ecc. Non si capisce il perché di tante domande. 

La Bibbia raggruppa qualsiasi atto sessuale come "pornèia", tutti con la stessa
valenza peccaminosa. Quindi come, e dove lo si fa, non riguarda all’anziano. Eppure si prendono la libertà di fare qualsiasi domanda, mentre l’imputato si ritrova da solo, il balia delle loro accuse, senza nessun parente presente nè difensore. Una cosa del genere non si verifica neanche fra gli increduli. Di fronte a persone in difficoltà, depresse, con problemi difficili, causati da cattiva salute o anzianità, a volte tradite, incomprese, umiliate, calpestate, capita di ritrovarsi di fronte un anziano poco empatico, chiuso mentalmente, o uno che non ti considera perché magari gli sei antipatico. La disassociazione è quasi assicurata!

C’è da chiedersi inoltre che senso ha tutta questa segretezza, quando poi in molti casi sono gli stessi giudici che non mantengono il segreto? Che senso ha la segretezza se poi il peccato del fratello viene reso manifesto a tutti quelli che leggeranno e hanno accesso alle cartoline personali?

 La giusta maniera di procedere
nei confronti del peccatore

La corretta procedura nei casi di offese gravi tra fratelli viene riportata nel vangelo di Matteo 18:15-18. Gesù qui mostra quale deve essere la giusta procedura, per affrontare i casi gravi di offese o torti tra fratelli. Nella lettera ai Corinti 5:1-5 viene mostrata la partecipazione della congregazione nel rimuovere il peccatore dalla congregazione. Se non fosse stato così, Paolo non avrebbe smascherato o parlato pubblicamente di un peccatore che fornicava con la matrigna in una lettera indirizzata all’intera congregazione, ma lo avrebbe fatto scrivendo in privato ad un anziano, o ad un corpo di anziani.

Sembra ragionevole concludere che l'apostolo Paolo, si stesse riferendo alla procedura teocratica indicata da Gesù riportata in Matteo 18:15-18 per affrontare i casi di grave trasgressione nelle congregazioni. Questa procedura includeva la
partecipazione dell'intera Ekklesia (congregazione). E' vero che Matteo parla di offese tra fratelli, ma la procedura indicata può essere applicata ai casi di peccati contro la morale cristiana e in tutti i casi in cui il trasgressore non intende ascoltare la congregazione. Questa era anche la procedura indicata dal pastore C.T.Russell (W 1/3/1919 p.69).

E se non si tratta di un peccato,
ma bensì di un reato?

Quando viene commesso un reato L’Ekklesia lascerà che sia l’autorità giudiziaria secolare a occuparsi della questione coerentemente con quello che dicono le scritture (Romani 13:4; 1°Pietro 2:13-14). L’Ekklesia non deve mai sostituirsi all’autorità di “Cesare”, magari indagando nel caso di coinvolgimenti illegali perseguibili secondo la legge o nella morte di qualcuno, come sembra far capire la W86 1/10 “domanda dai lettori” [Nota in calce]. Non è compito dell’ Ekklesia né degli anziani giudicare i reati. Questo è compito della magistratura, e l’Ekklesia è scritturalmente tenuta ad adeguarsi!
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