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Pensiero dell'anno

Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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29/11/16

Riflessioni di consapevoli



Cari fratelli, 



da tempo seguo e scrivo nel blog. Questo mi ha portato ad apprezzare i pensieri di molti di voi e mi ha spinto a conoscerne alcuni mediante mail. Ci sono riflessioni che mi hanno particolarmente colpita e mi dispiacerebbe rimanessero a mio solo beneficio ed incoraggiamento. Ho pensato, in collaborazione con gli autori di tali pensieri, di postarli affinché possiamo insieme trarne spunti di riflessione comune.



"Mediante il ferro il ferro stesso si affila, così un uomo affila la faccia di un'altro uomo" - Prov.27:17
             

Fespea:"Ciao V, volevo chiederti lumi su una frase che hai postato e che mi ha colpito:" Per come è fatto il sistema non si può che combattere dall'interno". Come pensi si possa farlo? Hai in mente una qualche strategia?"

V:"...Spiego il problema che, ci tengo a dire, non è tanto dottrinale quanto di sistema, cioè: la nostra organizzazione non è una Democrazia, quindi il potere non procede dal basso verso l'alto, ne le richieste dal basso possono produrre alcun mutamento. La nostra organizzazione non è nemmeno una Teocrazia nel senso che sebbene asseriamo di basarci per tutto sulla guida divina, poi all'atto pratico, sono degli uomini che ci governano (i viaggianti, gli anziani, il corpo direttivo che in inglese si chiama Governing Body ovvero Corpo Governante). La nostra organizzazione ritiene di avere la verità assoluta su tutto (anche su cose che non riguardano la dottrina), perciò abbiamo la necessità "ossessiva" di essere e mantenerci uniti a qualunque costo, anche quello di non ammettere i nostri errori, perché il farlo farebbe cadere l'impalcatura, cioè dovremmo ammettere di non avere la verità assoluta su tutto, che non tutta la direttiva è divina e che, qualche volta, chi sta sotto ha più ragione di chi sta sopra.

Come lo cambi un sistema del genere? Se lo attacchi dall'esterno, la nostra organizzazione reagisce come il sistema immunitario di un corpo umano, attacca e isola l'agente patogeno considerandolo automaticamente una minaccia, si chiude a riccio, non ascolta più nulla, entra in uno stato di allarme che porta a scartare tutte le informazioni esterne come propaganda corruttrice avente lo scopo di produrre solo divisione, il risultato e che tutto resta come è, o peggio a volte si serrano i ranghi ancora di più e le regole si irrigidiscono. (vedere il congresso di zona 2016)

Se ciò che sta all'interno attacca il sistema (gli anziani, i viaggianti, il CD ecc. come a volte vedo fare nel blog senza tenere conto che alcuni di quegli uomini non sono malvagi ma sono convinti di fare del bene), la reazione anche se con un minimo di ritardo è sempre quella del sistema immunitario, una cellula buona si è mutata, va isolata e distrutta! Non puoi fare più nulla.

Esiste una terza via, secondo me, non attaccare il sistema per evitare le reazioni di cui sopra, ma CAMBIARLO un pezzettino alla volta. E' un processo lungo e faticoso che comincia col cambiare noi stessi in prima persona, i nostri figli (se ne abbiamo) con una educazione veramente cristiana che porti a distinguere sempre Dio Geova che non si discute, dal Dio Organizzazione alle cui direttive ubbidire finché denotano buon senso e spirito cristiano, a cui disubbidire senza pubblicità quando le cose non stanno così. Cambiando il modo di insegnare ai nostri studenti biblici usando il libri solo come traccia logica, ma la bibbia come libro di testo e il ragionamento sulle scritture più che sulle pubblicazioni, personalmente faccio stare i "miei studenti" con la bibbia aperta e il libro chiuso. Qualcuno, che ama le battaglie solo a parole e dietro la tastiera, ma poco sul campo e rischiando in prima persona, considererebbe tutto questo come ipocrisia e doppiogiochismo, non ti nego che qualche volta guardandomi allo specchio mi sono chiesto se non avesse ragione.


Ma poi penso quale è il mio obiettivo? Fare come quelli che non fanno un briciolo di sport, con la pancetta, che guardano la partita di calcio e gridano all'indirizzo dell'allenatore quali dovrebbero essere il modulo o il giocatore da inserire, mentre stanno comodamente seduti in poltrona e gli altri sudano? Oppure finché ho fiato, provare a correre sul campo a mutare una cellula alla volta per avere un domani, forse non nella mia vita, un organismo nuovo e completamente diverso da lasciare a chi verrà dopo di me? Non voglio con questo colpevolizzare chi non ce la fa più e lascia, o chi non può più reggere questo "gioco" da infiltrato, perché deve prendere necessariamente una posizione coerente con la propria coscienza ad un certo punto della sua vita, per carità. Dico solo che quando questo avviene stiamo giocando solo per il bene di noi stessi (e a volte non è poco) ma non più per la squadra.



Il film V come vendetta è sostanzialmente la storia di un uomo solo, che pian piano coinvolge altri affinché si sveglino e pensino con la loro testa è sufficiente che li convinca ad indossare la maschera che regala al popolo e protestare uniti ed in silenzio, è vero che qualcuno viene ucciso dal protagonista, ma il sistema di fatto crolla da se ed implode nel momento in cui comincia a percepire di non avere più il controllo della popolazione.



Mi piacerebbe che una cosa così accadesse anche nella realtà."


V


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