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Pensiero dell'anno

Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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02/07/14

DE LAPSIS


DE LAPSIS



Lapsi in latino significa “caduti” (dalla stessa radice viene il più famoso “lapsus” ).

Nella storia del cristianesimo i Lapsi furono una folta categoria di cristiani che avevano abiurato la fede cedendo alle persecuzioni degli imperatori Decio, Valeriano e Diocleziano nel III secolo E.V. Caddero per paura di morire, per la loro debole fede, non per una reale volontà di abbandono del cristianesimo. Una volta però passata la tempesta, e avuta salva la pelle, questi volevano rientrare nelle comunità che avevano tradito. La questione generò feroci lotte interne alla Chiesa e veri e propri scismi fra giustistialisti e perdonisti e, in quel tardo III secolo, la motivazione più forte per la  ‘non riammissione’ riguardava la salvaguardia dell’identità della chiesa e la preservazione della sua purezza più che il giudizio definitivo del singolo peccatore, lasciato sempre a Dio. Nel II secolo la situazione degli scomunicati era ancora più drastica perché era irreversibile fino alla morte, in particolare per i tre peccati maggiori, l’idolatria, l’adulterio e l’omicidio, qualsiasi fosse la penitenza o gogna che il peccatore potesse portare a sua espiazione. Qualcuno rimarrà sorpreso che una volta morti gli apostoli  non si passò poi, come si immagina,  a feste e bagordi con facile licenza di peccare “alla cattolica” di oggi. Tutt’altro invece.  E’ utile conoscere la storia di quei primi secoli perché ci può insegnare varie cose:1) le divergenze sulle misure da applicare per le espulsioni rivelano che nella Scrittura non era esplicitata una normativa chiaramente definita [come per le nomine]. 2) l’obbiettivo della misura punitiva era più per “salvare” l’identità della congregazione che il singolo peccatore. 3) i cambiamenti di queste misure dipendevano più che altro dalla convenienza di una maggiore o minore severità nel momento storico contingente per raggiungere l’obbiettivo al punto 2.


Fu in quel periodo che il vescovo di Cartagine Cipriano scrive il De Lapsis per indicare le condizioni e il percorso penitenziale necessario per trattare quei caduti. Qualcosa del genere succede con la nostra gestione della congregazione mentre il nostro Corpo Direttivo ci da istruzioni per gestire i peccati e i peccatori ma, va detto, con l’obbiettivo di salvare soprattutto i caratteri distintivi della congregazione e la sua integrità.


COSA DICONO LE SCRITTURE?

A dire il vero non dicono molto sull’argomento espulsioni. Diverse scritture consigliano di evitare l’amicizia di persone dalla condotta carnale, anche dentro la congregazione, ma in questo articolo prendo in esame le uniche tre scritture di tutto il NT che indicano delle precise azioni giudiziarie verso gravi peccati: Matteo 18:15-17, 1 Corinti cap. 5 e Tito 3:10.             

Cercherò di esporre e argomentare ciò che, dopo attenta ricerca e riflessione, comprendo da queste scritture su 1) a chi è assegnato il compito di giudicare, 2) per quali peccati si debba arrivare alla disassociazione, 3) che comportamento va tenuto nei confronti dei disassociati .


Chi deve giudicare?


la struttura organizzativa della Congregazione Cristiana si rifà al modello del giudaismo sinagogale e questo deve essere tenuto in conto anche per la pratica delle espulsioni. E’ vero che i processi erano pubblici, alle porte della città, ma anche se chiunque poteva presenziare non chiunque poteva  partecipare al giudizio. Questo era emesso solo dai capi/anziani della città e, posteriormente, della Sinagoga.


Giudicare una persona è la cosa più gravosa del compito degli anziani e nel contempo la più pericolosa. Nel Salmo 82 i giudici costituiti per giudicare il popolo sono chiamati dei (Elohim) proprio perché il compito di giudicare è quello divino per eccellenza (Gv 10:34). La stessa parola Elohim ha come significato primario di giudice. Per questo nelle Scritture troviamo molti avvertimenti verso chi deve giudicare in modo da farlo con giustizia e diritto.

Che le trasgressioni debbano essere giudicate dagli anziani è praticamente implicito nel contesto biblico, e neppure tutti gli anziani ma i più qualificati fra loro. Oggi, con la maggiore importanza che si da alla privacy e alla dignità personale, che dipende anche dalle convenzioni sociali, è improponibile che i peccati gravi di qualcuno siano trattati in adunanza generale. Oggi neppure i consigli alla Smt si danno pubblicamente bensì in privato, figuriamoci se si possa mettere in piazza un peccato noto solo a qualcuno e trattare tutte le questioni spesso delicate e complesse che stanno dietro una trasgressione. Ma, come si diceva in un altro post, non dice Gesù in Matteo 18 di parlare “alla congregazione” dopo aver provato a ristabilire privatamente il peccatore?


In Matteo 18:15-17 Gesù parla dei gravi torti che uno può ricevere da un altro e indica come trattarli invece di vendicarsi, non si riferisce ai peccati in generale contro le norme bibliche. La nostra Bibbia segue l’antico testo di Wescott e Hort ma il più aggiornato e usato dalle bibbie attuali, il Nestle-Aland, rende il v.15 “Se il tuo fratello ha peccato [contro di te]”, come appare in vari manoscritti antichi come il Beza, ma anche perché il contesto è proprio quello dei torti personali. Lo conferma la fine del procedimento indicato al v.17 “Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni”. Il contesto prosegue poco dopo con la domanda di Pietro “ma quante volte devo perdonare chi pecca contro di me?” e Gesù fornisce la risposta con la parabola dei due schiavi che avevano dei debiti in denaro.

In Luca 17 troviamo un insegnamento simile a Matteo 18 e lì leggiamo:

(Luca 17:3, 4) Prestate attenzione a voi stessi. Se il tuo fratello commette un peccato rimproveralo, e se si pente perdonalo. Anche se pecca contro di te sette volte al giorno e sette volte torna da te, dicendo: ‘Mi pento’, lo devi perdonare”.

Al v. 3 non si dice “contro di te” ma è implicito e va inteso così dal contesto. Lo stesso possiamo dirlo per Matteo 18 per le ragioni sopra esposte.

Quando Gesù pronuncia queste parole la congregazione cristiana non era stata ancora costituita. I suoi ascoltatori però potevano comunque capire che stava dicendo di rivolgersi all’organo costituito per giudicare, che si può chiamare assemblea/congregazione/sinagoga in quanto lo rappresenta e ne è rappresentato , ma non si ha nella Bibbia una sola causa giudicata dalla votazione di tutta una comunità dopo un dibattito pubblico.

A queste ragioni vanno aggiunte queste altre due scritturali:1) l’istruzione di Paolo a Tito, un anziano, di rigettare chi promuove una setta dopo averlo ammonito,Tito 3:10, e 2) ciò che Paolo dice in 1 Timoteo 1:20 dove l’apostolo attribuisce a sé la probabile espulsione (“consegnati a Satana” come in 1 Co 5:5) di Imeneo e Alessandro chiamandola “disciplina”.

Naturalmente a ogni cristiano maturo e spirituale, che sia nominato o no, è data facoltà e responsabilità di consigliare e riprendere chi sbaglia allo scopo di ristabilirlo (Gal. 6:1). Ma qui stiamo parlando dell’azione disciplinare di espellere un peccatore dalla congregazione, azione che come abbiamo visto è sicuramente scritturale, e che oggi è compiuta da anziani riuniti in Comitato Giudiziario in armonia, io credo, con le Scritture esaminate finora. Non vedo obiezioni a che nella riunione con il CG assista chiunque il peccatore gradisca, purché membro battezzato della congregazione.


Ora però arrivo a parlare di questi Comitati Giudiziari. Il fratello Morris ha parlato di un anziano che, tornando la sera tardi da qualche CG a qualche giovane della congregazione, si inginocchiava al letto dei sui figli che già dormivano per pregare per loro in modo che mai avessero dovuto trovarsi davanti a un CG. Pur comprendendo le ragioni e i sentimenti espressi in queste parole, esse rivelano anche che i nostri CG sono delle esperienze quasi tragiche, drammatiche, che possono segnare a vita come una brutta cicatrice sul volto, qualcosa che al solo nominarli si gela quasi il sangue…Io invece, ascoltando Morris, ho pensato subito al Davide biblico il quale, se avesse fatto oggi quello che fece allora, ne avrebbe avuti diversi di nostri CG. Dico che preferirei mille volte essere come lui e i suoi CG sulla schiena che uno dal pedigree intonso ma che non ha mai sperimentato il grande perdono di Geova e che forse, proprio per questo, “ama poco perché gli è stato perdonato poco” (Luca 7:47).

Vista comunque la necessità di avere dei Comitati Giudiziari per le espulsioni necessarie, la questione adesso è in che casi e circostanze questi debbano essere costituiti, e passo quindi  al punto successivo.


“Bisogna fare un Comitato Giudiziario”


Le istruzioni attuali indicano di costituire un CG per una serie di peccati gravi. Ogni qualvolta un cristiano battezzato si rende colpevole di determinate trasgressioni scritturali si deve fare un CG. Alcune di queste trasgressioni, per compierle, non è sufficiente un singolo atto peccaminoso, per altre invece è sufficiente un singolo evento (es. omicidio, fornicazione). Data la difficoltà, come già detto, di dover giudicare persone e situazioni a volte tutt’altro che semplici è ovvio che gli anziani ricevano istruzioni e addestramento in merito tenendo conto i principi biblici e le scarne scritture specifiche. A questo punto cerco di cogliere la massima luce possibile da 1 Corinti 5 e Tito 3:10.


(1 Corinti 5:1, 2) In effetti, si riferisce che fra voi c’è fornicazione, e fornicazione tale che non esiste neanche fra le nazioni, che un certo [uomo] ha la moglie del [proprio] padre. 2 E siete voi gonfi, e non avete piuttosto fatto cordoglio, affinché l’uomo che ha commesso tale azione fosse tolto di mezzo a voi?



Questo è il fatto che istituisce il nostro Comitato Giudiziario. Com’è evidente non si tratta di una ‘semplice fornicazione’, ma di una situazione continuata nel tempo e nota a tutti per un peccato fra i più gravi. La relazione incestuosa  infatti era uno dei 12 peccati per i quali tutta la nazione d’Israele dovette pubblicamente maledire chi lo compiva, con un “Amen” finale, appena entrati nella Terra Promessa (Deut. 27:20). Paolo stesso dice che era talmente grave che neppure fra le nazioni esisteva, perché l’incesto era proibito infatti anche dal diritto romano vigente. Davanti a una tale devianza morale, e all’inaccettabile tolleranza da parte della congregazione, Paolo comanda di espellerlo e allarga la lista di comportamenti per i quali bisogna compiere una simile azione disciplinare dicendo al v.11 “Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo […]13  rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. La notorietà del caso e il biasimo che ne derivava alla congregazione indusse Paolo a parlarne a tutta la congregazione e chiedere che si attuasse la sua decisione e si troncassero i rapporti sociali con il trasgressore. Da questo episodio si comprende che l’espulsione deve avvenire per comportamenti molto gravi, perpetuati nel tempo che rivelano disprezzo o indifferenza per le norme morali di Dio.


(Tito 3:10, 11) In quanto all’uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione, sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca, essendo condannato da se stesso.


Anche in questo caso la decisione di “rigettare” un uomo che promuoveva una setta -stiamo parlando di una forma apostasia- andava fatta dopo averlo ammonito “una prima e una seconda volta”. In parole odierne il CG sarebbe da fare non alla prima, né alla seconda volta che lo fa ma ancora dopo, se la persona non si corregge con le ammonizioni ricevute.


Cosa comprendo da queste scritture?


Che per nessun tipo di peccato, per quanto grave sia, si debba istituire automaticamente un CG al primo atto peccaminoso compiuto, neppure per omicidio. Può capitare qualche caso straordinario e di pubblico scandalo come quello ai corinti dove può essere necessario un intervento ad hoc da parte di rappresentanti nazionali della congregazione e attuare una procedura speciale,ma qui sto parlando di procedure ordinarie. Ebbene, io non trovo nessuna scrittura che contempla o suggerisca un’espulsione per un singolo evento trasgressivo per quanto grave sia. Mi piacerebbe che si facesse quello che già si fa per alcuni comportamenti  da CG solo se diventano una pratica continua. Non capisco perché non si possa fare lo stesso per tutta la lista, lo trovo più in linea con lo spirito del cristianesimo. Si dirà “ma anche se si forma il CG non è mica detto che si disassocia, lo scopo principale del CG è di indurre al pentimento e recuperare il trasgressore”. Sì grazie, ma anche se non si disassocia il solo fatto che sia “scattato” il CG comporta sempre e automaticamente degli effetti molto pesanti per il trasgressore: comparire davanti a un comitato con facoltà di disassociarlo (anche per un singolo atto peccaminoso), se poi il comitato è composto da anziani tutt’altro che competenti o bigotti ecc. quella facoltà diventa agghiacciante; vanno poi applicate sempre delle restrizioni giudiziarie (rimozione automatica in caso di qualche nomina, perdita di privilegi anche minimi come commentare o la Scuola di M. T.); impossibilità di riacquistare o avere una nomina come pioniere ausiliario per almeno un anno, regolare per tre anni, idem per altre nomine..e questo anche se il CG non disassocia, per il solo fatto che è “scattato” il CG! Ci credo che uno ci pensa 10 volte prima di confessare una caduta momentanea e che poi nascano addirittura le doppie vite. Ci credo che Morris prega che i suoi figli non abbiano mai a stare davanti a un CG! Quando poi bisogna impartire le restrizioni giudiziarie a una sorella che non ha nomine speciali che cosa le togli? Non rimane che il commento e la scuola. Ad alcune ci fai un favore, altro che penitenza!, ad altre invece le togli l’ossigeno, le togli l’unico modo per recuperare il loro rapporto con Geova che si è incrinato. Questo perché le persone sono diverse e vanno trattate caso per caso mentre queste sono istruzioni standardizzate per tutti e questo a me non fa pensare a Gesù, Lui non omologava.

Se invece un singolo atto peccaminoso, anche serio, viene trattato inizialmente da due anziani, come già avviene per diversi casi, e la persona viene visitata a casa sua e seguita in modo discreto da chi le tende una mano calda con la fermezza di un padre ma che non ha già giudicato, che crede nel suo ristabilimento, il peccatore potrà sentire il pastore che gli fascia l’osso spezzato senza il terrore della possibilità di essere “consegnato a Satana”. Potrebbe essere opportuno per un po’ che non svolga qualche ruolo speciale in congregazione, forse anche qualche mese di “ritiro” per riprendersi, probabilmente la sua stessa coscienza glie lo farà chiedere, ma è tutta un’altra cosa. Non è questo in armonia con le Scritture? Se questi aiuti e tentativi non correggono e il peccatore continua a trasgredire importanti norme bibliche allora si dovrà istituire questo CG, il ché non significa disassociazione sicura, si cercherà ancora di indurlo al pentimento ma stavolta la facoltà di espellere potrebbe far tornare in sé il trasgressore, e se anche il CG non ci riesce allora si può davvero parlare di uno che non mostra più alcun rispetto per i principi biblici e l’espulsione diventa l’extrema ratio sia per farlo rinsavire che per proteggere la congregazione. Così quando avviene un’espulsione possiamo essere persuasi che si tratta davvero di un “lievito” che va separato dalla massa. A questo punto, come ci si deve comportare con i disassociati? E se è un parente stretto?



Ora come li dobbiamo trattare?


Negli ultimi anni nelle pubblicazioni si è calcato un po’ la mano sull’importanza di tagliare i ponti con i parenti disassociati. Mi sono chiesto perché questa insistenza e la mia mente va al punto 2 del primo paragrafo di questo post. Si vede il pericolo di perdere la nostra identità come popolo? Ma cosa dicono realmente le Scritture al riguardo?


Innanzi tutto, dopo l’esposizione precedente, ora abbiamo degli espulsi che sono davvero dei malvagi, persone sprofondate nel peccato che non si possono accettare in congregazione e la cui influenza non può che essere contaminante. A questo punto è giusto fare esattamente ciò che dice Paolo “cessare di mischiarci in loro compagnia e non consumare nemmeno un pasto con tale persona”. La consumazione di un pasto assieme è un momento di condivisione, di amicizia, di comunione. Si spera che il “freddo” della separazione dalla fratellanza faccia tornare in sé il peccatore, come avvenne al figlio prodigo della parabola. Naturalmente questo non significa che non vada degnato nemmeno di un saluto di cortesia se incontrato casualmente. Le parole di II Giovanni 9-11 si applicano solo a chi attivamente va dai fratelli per sovvertire la loro fede in Cristo, questi sono talmente estranei al nostro spirito che anche un semplice saluto comporterebbe un partecipare alle loro opere malvagie. Non c’è alcun motivo per “estendere” questa direttiva a tutti, è anzi un andare oltre ciò che è scritto.  A questo riguardo mi trovo molto più in linea quello che dicevano le pubblicazioni degli anni ’70


*** km 12/74 p. 4 Risposta a domande ***

Come indica La Torre di Guardia del 15 gennaio 1975, al paragrafo 22 dell’articolo “La misericordia divina indica la via del ritorno a quelli che hanno sbagliato”, il cristiano può salutare un disassociato che non è fra quelli descritti in II Giovanni 9-11, ma non andrebbe certo oltre una parola di saluto. La Torre di Guardia del 15 gennaio 1975, al paragrafo 24 dell’articolo “Manteniamo una veduta equilibrata verso i disassociati”, suggeriva che se non si tratta di parentele carnali, è meglio lasciare che siano gli anziani a fare ulteriori conversazioni o rivolgere esortazioni.



Prima di parlare dei parenti però, vorrei rimanere sui disassociati che non sono parenti stretti. Anche qui la standardizzazione dei comportamenti e il percorso richiesto per la riassociazione può generare cose poco cristiane. Che dire se il trasgressore smette la sua condotta peccaminosa e chiede di essere riassociato? Le procedure attuali richiedono che frequenti le adunanze per molti mesi o un anno durante il quale si continua il “trattamento” di 1 Corinti 5:11-13. Ma lì Paolo dice di cessare di mischiarci con chi è fornicatore, avido, idolatra ecc. Se il peccatore, come ho detto, ha smesso e vuole, mogio mogio, rientrare, è proprio necessaria la gogna di venire in Sala senza essere minimamente considerato per molti mesi? Non vedo cosa impedisce di riassociarlo se non è più fornicatore, avido, idolatra ecc.. Naturalmente ci vorrà del tempo per riacquistare privilegi vari a partire dai semplici commenti, ci vorrà forse un affiancamento da parte di qualche fratello o sorella matura in base a quanto tempo è rimasto fuori, ma una disposizione in tal senso credo farebbe rientrare molti espulsi. Dopotutto quando torna il figlio prodigo non viene tenuto in una cuccia del cane fuori casa per dei mesi prima di farlo rientrare in casa, anzi il padre gli fa una festa! E questa cosa lascia molto indispettito il fratello che non ha mai avuto Comitati Giudiziari, ma guarda un po’! Mi piacerebbe che ogni caso venisse trattato a sé o almeno si rendessero più scritturali i requisiti minimi per essere riassociato. Ho citato le parole di Paolo e la parabola di Gesù del figlio prodigo. Perché rendere ancora più stretta la porta? Ci fa essere davvero migliori e più puri se teniamo quelli che sono caduti più alla larga di quanto dicono le Scritture?


Ora lo spinoso capitolo dei parenti stretti. Il fratello Morris ha sottolineato come in 1 Corinti 5:11 Paolo dice di non mischiarci con qualcuno (“chiunque”) chiamato fratello che sia disassociato. Ha aggiunto che Paolo non ha fatto eccezioni tipo “a meno che siano parenti”. E’ vero.

Ma se dobbiamo dare un senso così assoluto al “chiunque” dobbiamo metterci dentro anche i parenti che vivono nella stessa casa, Paolo non dice neppure “eccetto ovviamente quelli che vivono in casa”. Allora come la mettiamo? Quando ci si irrigidisce troppo su un solo versetto, una sola parola, vengono fuori delle storture anti cristiane. Evidentemente l’istruzione paolina va armonizzata comunque con altre scritture e principi a partire dall’educazione! Anche perché, mi ripeto, non si possono omologare tutte le situazioni e far sentire “sleali a Geova” chi ha dei contatti con dei parenti disassociati. Rimango anche io convinto che la disassociazione come la presento in questo post, deve sicuramente generare anche un cambio nei rapporti con i famigliari, ma lascerei la gestione di questa situazione alla coscienza individuale richiedendo almeno di tener conto della coscienza della congregazione (bisogna anche vedere che cosa è successo, se persone nella congregazione sono state danneggiate dal parente espulso e una marea di fattori che gli anziani potrebbero considerare). Gli anziani dovrebbero intervenire quando il testimone attivo giustifica o scusa la condotta peccaminosa del parente, su questo non si può transigere, ma è fuori luogo ficcare il naso nei rapporti privati e non ostentati verso parenti stretti disassociati. Hai voglia poi a raccontare le esperienze di quelli che ringraziano per non aver ricevuto nemmeno una telefonata per anni e grazie a questo sono tornati..le persone non sono tutte uguali! Come i padri sanno bene, non a tutti i figli si può dare lo stesso tipo di disciplina per ottenere lo stesso risultato. Chissà quante esperienze ci sarebbero in senso contrario ma quelle non vanno sulle pubblicazioni.  Che tristezza però se questi parenti tornano per riavere il calore dei loro famigliari! Il figlio prodigo “torna in sé” quando, dopo aver dato sfogo a tutti i suoi istinti, si trova a desiderare di mangiare il pastone dei porci. La presa di coscienza del suo infimo stato provoca in lui un vero pentimento, e comincia a disprezzare la sua scelta. Non è perché i famigliari lo evitano che è spinto a tornare. Di nuovo, che dire se il parente disassociato ha cessato la condotta peccaminosa ma non riprende a frequentare le “adunanze gogna”? I parenti fratelli dovrebbero continuare a trattarlo come quando praticava il peccato? Possibile che non si consideri tutta una serie di differenze nei vari casi e si omologhi tutti alla stessa stregua? Qui non si tratta di non volere accettare un intendimento su cosa sia successo in cielo nel 1914 o nel 1919, qui si tratta di procedure che fanno stare male la nostra coscienza per come comprendiamo le Scritture, per quello che le Scritture realmente dicono. La conseguenza è che se uno si imbatte, suo malgrado, in situazioni come queste o deve osservare quello che dice una procedura dettata dall’organizzazione, ma sentire di distanziarsi dallo spirito delle Scritture, o seguire la propria coscienza illuminata dalla Parola e disattendere la procedura del momento.


O.O.
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Risposte a domande specifiche:


1)A 007mission impossible12 gennaio 2014 08:15
Il peccato era già in piazza. Quell'uomo si era messo con la matrigna ed era illegale anche se lei fosse stata vedova (come probabilmente era). Non era una scappatella ma una condizione stabile e notoria (alcune Bibbie traducono il v.1 "dappertutto si ode che fra voi c'è.."). La cosa peggiore è che la congregazione non solo lo tollerava ma se ne vantava pure (v.2 "e voi siete gonfi invece di fare cordoglio?"). La situazione era tale che andava fatta una riprensione pubblica sia per il peccatore ma anche per la congregazione stessa.

2)A Anonimo12 gennaio 2014 22:00
Perché facendo così si imita i farisei i quali, pensando di fare un servizio alla purezza, avevano aggiunto fardelli che le Scritture non contenevano e invece di produrre maggiore purezza producevano ipocrisia. Lo stesso dicasi dei Soferim (gli scribi) i quali dovendo copiare le Scritture pensarono bene di correggere lo spirito santo e sostituirono il nome di Geova con Signore laddove secondo loro il testo (ispirato!) era irrispettoso (??). Invece di farci prendere da inutili patemi e fasciarci la testa prima di romperla sarebbe molto meglio confidare in Geova e dedicare il tempo risparmiato dai CG in attività pastorale di prevenzione.

3)A Anonimo13 gennaio 2014 09:06
Ho scritto omicidio, non omicidio volontario. Comunque in caso di omicidio volontario il trasgressore è già in galera e non può mica presentarsi al comitato giudiziario:-). Ma considera questo caso: entri in casa e cogli un uomo che sta cercando di violentare tua moglie o tua figlia. . Tu gli salti addosso e riesci a sventare la violenza, ma preso da comprensibile rabbia vedi lì vicino una mazza da baseball e con un colpo gli sfondi la testa. È omicidio volontario e saresti processato per questo reato. Ma le situazioni possono essere tante. Un caso di omicidio volontario come ad esempio quello di Whitney citato da Morris, andrebbe trattato come straordinario con procedura ad hoc, lo dico nel post.

24/06/14

Nomine di anziani e Atti 14:23..........in risposta alla spiegazione del professore.




Da un collaboratore :

    Tento una mia spiegazione di Atti 14:23 e della nomina degli anziani,in risposta al post del ""professore"":http://proclamatoreconsapevole.blogspot.it/2013/06/atti-1423-li-costituirono-anziani.html 
Il tanto discusso verbo cheirotoneo viene spiegato nella totalità dei vocabolari e anche delle traduzioni bibliche come un *designare/costituire* qualcuno da parte di qualcun altro o altri. Nella scrittura in questione è *fuori dubbio* che chi esegue l'azione di designare sono Paolo e Barnaba, non l'intera congregazione. Così traducono tutte le traduzioni della Bibbia, non solo la nostra. Paolo e Barnaba costituiscono gli anziani in ogni congregazione, facendo preghiere e digiuni a questo scopo, non viene spiegata una procedura nei dettagli anche perché probabilmente non esisteva ancora. E’ la prima menzione di nomine di anziani, siamo verso il 47-48 E.V.



Theological Dictionary of the New Testament, Volume 9
a cura di Gerhard Kittel,Geoffrey William Bromiley,Gerhard Friedrich














Nel post iniziale di questa pagina si linka il sito LaParola.net con le varie traduzioni che conferma quanto dico. Il commento che si trova in quel sito però, che sostiene l’elezione degli anziani da parte dell’intera congregazione, va letto tenendo conto che l’autore del sito è un cristiano evangelico e i commenti alle scritture si rifanno a una esegesi di stampo protestante, notoriamente a favore di una ekklesia completamente *orizzontale* sia nell’interpretazione della Bibbia che nella struttura organizzativa. Questo è stato anche l’humus religioso da dove proveniva Russel ed è anche per questo che gli Studenti Biblici da lui organizzati eleggevano gli anziani, in osservanza di questa tradizione che tuttora caratterizza numerose comunità protestanti. In questo modo però si genera un’enorme frammentazione della ekklesia in tante micro unità disomogenee fra loro com’è infatti ancora adesso la grande galassia protestante.
Luca però usa il verbo cheirotoneo anche un’altra volta, in Atti 10:41, (prochirotoneo, a significare pre-ordinati ) dove si riferisce a persone anticipatamente scelte/ordinate/costituite da *Dio* senza, ovviamente, i voti di nessun’altro. E’ vero che in 2 Corinti 8:19 furono le congregazioni a costituire (chirotoneo) Tito come compagno di viaggio di Paolo, ma lì non si parla di nominarlo anziano ma di scegliere uno per accompagnare Paolo alla consegna della colletta per i santi di Gerusalemme. Nella sua prima lettera ai corinti Paolo fa proprio questa esplicita richiesta: (1 Corinti 16:3, 4) “ Ma quando sarò giunto, quegli uomini che avrete approvato mediante lettere, li manderò a Gerusalemme a portare il vostro benigno dono.  Comunque, se converrà che ci vada anch’io, essi ci andranno con me.” Va precisato che non si tratta di una nomina ad anziano che è l’argomento della pagina. Pertanto quando più avanti Paolo scrive a Tito di fare nomine di anziani “come ti ho ordinato” non c’è nessuna base per poter affermare che si riferisse all’elezione da parte della congregazione.



    Questo non toglie però, e qui mi associo allo spirito della proposta, che la congregazione composta da tutti i fratelli può e dovrebbe avere un peso nella raccomandazione che ora non ha. Lo testimoniano le parole di Atti 6:3, benché lì non si parli di nomine di anziani, in quanto si include la moltitudine in una specie di raccomandazione a chi poi fa la nomina. Tra i requisiti degli anziani ci sono qualità come “irreprensibile” e “avente un’eccellente testimonianza (addirittura) da quelli di fuori” che include il parere di altri che non sono gli anziani. Nelle condizioni normali con anziani che sono persone mature e spirituali possono essi stessi trasmettere quello che sanno essere il sentire dell’intera congregazione nella raccomandazione che si fa alla filiale.

    Credo che in molti casi sia ancora così. Ma visto che questa trasmissione di parere può non funzionare a dovere non c’è nulla di anti biblico nell’ inserire in qualche modo il parere della congregazione nella raccomandazione. Sul “come” si può trovare la formula più adatta (alzata di mano, foglio scritto anonimo, solo ai componenti battezzati da almeno x anni ecc).

    Ma il problema più grosso che vedo in questa innovazione è che….non siamo pronti. Penso che la maggioranza dei fratelli si troverebbe in difficoltà o immatura per esprimere un parere. E questo perché l’insegnamento prevalente ha tenuto i fratelli in una condizione di passività che se di punto in bianco gli si desse questa “libertà”, molti preferirebbero non averla! Un po’ come molti schiavi che vengono inaspettatamente liberati dopo una vita di servitù…preferirebbero tornare sotto catena, tristemente. Non avendo alcuna esperienza di una libera assunzione di responsabilità e la maturazione per gestirsi la vita.

    Quindi è un’innovazione che, benché in armonia con le Scritture, non si potrebbe introdurre subito. Ci vuole un programma di svezzamento spirituale, di progressiva emancipazione spirituale delle coscienze in modo da rendere le pecore adulte e non solo agnelli eterni. Si spera che questo cominci o almeno prosegua con uno slancio ancora maggiore e più convinto, con la fiducia che è quello che vuole anche Gesù Cristo.
 




Continua..........................................







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28/05/14

La Nuova Possibile Struttura Teocratica.




Più di un anno fa ,pubblicammo un organigramma sulla nuova struttura organizzativa che potrebbe assumere l'organizzazione dei testimoni di Geova dopo le Riforme avviate. La riproponiamo per i nuovi e chi volesse commentarla è libero di farlo. Non va presa alla lettera ma come spunto per migliorarci bibbia alla mano.





I membri del c.d. come nel primo secolo possono anche servire a tempo e poi tornare nel campo come facevano Paolo e Pietro. Questo fortificherebbe la fratellanza internazionale e aiuterebbe il c.d. a rendersi conto della condizione reale delle congregazioni sparse nel mondo. Magari si potrebbe creare una figura ad hoc,come "Paolo apostolo delle nazioni" un inviato che lavorava nelle congregazioni ed era membro del c.d. di allora pare che partecipasse alle riunioni a Gerusalemme quando ne aveva possibilità .



Il Comitato.


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13/05/14

BETEL : LE VACANZE ROMANE (ITALIANE) DELLE GIUBBE ROSSE E A STELLE E STRISCE “ISPETTORI GENERALI”



CHI E IL PRIMO DEL CDF A MATTERE
LA MANO NELLA BOCCA DELLA
VERITA' ?
Così fu deciso e così avvenne. Nel 2012 giunse dall’alto il 1° americano, mentre a gennaio 2013 arrivarono gli altri 2, per farsi delle BELLE VACANZE ROMANE (un vecchio remake) più propriamente VACANZE ITALIANE poichè per le note assemblee si recano come oratori “speciali” in giro nella nazione dal nord al sud. Per uno di loro le VACANZE ITALIANE son già terminate.

Nei 10 anni antecedenti il loro arrivo,sul versante simpatie teocratiche quasi tutto fu risolto(?) e si tornò nei ranghi (anche perché promotori dell’iniziativa erano stai emendati e sbarcati in altri lidi), mentre sul versante GARDENIE tutto rimase  di difficile soluzione.......( questo blog sostiene che ogni anno i vertici a turno ,dovrebbero andare a dirigere il traffico alle assemblee-congressi e fare un po' di gavetta con la base del popolo di Geova, quella che lavora e si rimbocca le maniche senza pretese, i VERI e LEALI servitori di GEOVA )

( .... seppur notando dei lievi miglioramenti organizzativi ,da un pò di tempo,la svolta non c'è stata ancora e nelle periferie teocratiche non si è sentito un bel NULLA, tutto continua nell'assoluto disinterventismo, e l'aiuto tanto agognato dalle PECORE di GEOVA DIO, Misericordioso e Clemente Lento all'Ira e abbondante in amorevole benignità ma che non esenta dal punire l'errore e la trasgressione ,risulta compromesso e non compiuto)

E’ vero che vi è un’enorme difficoltà proprio nell’impossibilità di accedere ad informazioni corrette, ma proprio questo insolito metodo (costume di tutte le denominazioni religiose e qui noi TdG non ci distinguiamo dalle altre fedi che solitamente accusiamo ), non chiarendo, non rivelando, né dicendo la verità su fatti “scabrosi”, ...... tutto per prevenire la PUREZZA ORGANIZZATIVA che si rivela sempre più allusiva e fragile nei suoi proponimenti, per gli eventi che si susseguono ai vertici, e nella fattispecie pone spazio al pettegolezzo alimentando ipotesi a volte fuori luogo e dannose per i fratelli. La realtà rimane nella carnalità delle persone che si susseguono, o nella loro spiritualità evidente . A chi imputare questo particolare clima omertoso? ( GEOVA è il Dio Trasperente attorno a Lui non c'è OMBRA ALCUNA, il Padre delle Luci e della Luce ,Il Suo Trono è circondato da un mare di vetro TRASPARENTE,quindi non imputiamolo a Dio non sia mai !! )

Ezecchiele capitolo 34 risponde alla domanda che è stata posta, leggetevi l’intero capitolo e vedrete di PASTORI CHE PASCONOSE STESSI e non il gregge di Geova. Geremia CAPITOLO 10  non fu denunzia ai popoli circonvicini ma al vertice dell'Israele antico.

Poiché i pastori si sono comportati irragionevolmente, e non hanno cercato nemmeno Geova. Perciò non hanno agito con perspicacia, e tutti i loro animali da pascolo sono stati dispersi”. GEREMIA 10 :21
Stranamente questi versetti di Ezechiele 34 sono poco citati nell’Indice generale della nostra letteratura , come è ben evidente da una ricerca nel CD-Library, e ci siam chiesti come mai, un’importante scrittura che modella l’aspetto morale, religioso e spirituale di un PASTORE sia stato messo in poca luce dall’organizzazione?
Cosi aspettando l’evolversi dell’anomala situazione romana dei vertici della betel, vogliamo augurare di tutto cuore ai due fratelli rimasti, supervisori della fede ma  ispettori degli interessi anche venali della Società (milioni di gardenie sono in ballo, gardenie che non sapremo mai che direzione prenderanno, chiusura ed omertà assoluta) BUONE VACANZE ROMANE (ITALIANE) mentre noi, umile pecore del Signore, rimaniamo sottoposti alle nevrastenie di alcuni pastori simili a quelli di Ezecchiele cap. 34, aspettando il D-DAY TEOCRATICO

E come ben scrive il Blog-trotter 007 “There is no alternative” ?!?!?!?!?!








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25/04/14

TESTIMONI di GEOVA : ATTI 14:23 e le nomine di anziani.Un'altra proposta



LA CHIAVE BIBLICA
Nelle pagine di questo Blog si è proposta più volte una riforma radicale della procedura di nomina degli anziani, in sostanza si dice che vengano raccomandati dall’intera congregazione (non solo dal cda+co) e nominati dal Cdf nazionale. Come ho già avuto modo di dire, ritengo che una riforma così radicale sia innanzitutto irrecivibile da parte di chi è preposto a farla, cioè il Corpo Direttivo, perché troppo contraria al sistema attuale e nel quale da tempo si apportano correzioni con lo scalpellino e non con la mazza. Ma penso anche che se tale riforma risolverebbe un problema potrebbe però crearne molti altri, e ho anche seri dubbi che sia pienamente scritturale. Ritengo che la causa principale dei problemi di cui parliamo non sia tanto la procedura di nomina ma la scarsa qualità spirituale di chi le nomine le fa. Se questi ultimi avessero lo spessore spirituale che dovrebbero avere andrebbe anche bene così com’è. Ma non avendo i mezzi spirituali per proporre persone migliori di loro ( e di migliori ce ne sono eccome!) questi non fanno che perpetuare se stessi o peggio di se stessi, con le relative conseguenze. Però è anche vero che una modifica nella procedura può attivare quella nuova mentalità necessaria a un salto di qualità e un’attenzione più elevata sul privilegio di servire come anziani.

Prima di tutto, vi espongo cosa capisco io dalle Scritture sulla questione.

COSA DICONO LE SCRITTURE

Nel trattare la direttiva della congregazione cristiana e la sua formazione, io vedo questi punti fermi:

1) In merito alla nomina degli anziani e dei servitori di ministero non troviamo nella Bibbia una procedura dettagliata da usarsi.

2) Nonostante questo, dei sorveglianti delle congregazioni viene comunque detto che erano “costituiti dallo Spirito Santo”-At.20:28.

3) I requisiti per essere nominati anziani-sorveglianti e servitori di ministro sono elencati nelle lettere ispirate di Paolo a due anziani, Tito e Timoteo.

4) L’organizzazione delle prime congregazioni cristiane si ispirava al modello sinagogale e delle comunità giudaiche.

Nell’argomentare quest’ultima, che costituisce il sostrato giudaico sul quale sorge la nuova congregazione, prendiamo in esame i seguenti dati:


Incollo solo questi altri punti tratti dal Perspicacia come enciclopedia biblica:

·        Per comando di Dio, Mosè scelse 70 uomini fra gli anziani d’Israele che erano ufficiali del popolo per farsi aiutare a portare “il carico del popolo”, cosa che egli non era più in grado di fare da solo. (Nu 11:16, 17, 24, 25) Levitico 4:15 menziona “gli anziani dell’assemblea”, e sembra che i rappresentanti del popolo fossero gli anziani della nazione, i suoi capi, i suoi giudici e i suoi ufficiali. — Nu 1:4, 16; Gsè 23:2; 24:1. ..In Israele uomini responsabili agivano spesso per conto del popolo. (Esd 10:14) [ it-1 p. 549 Congregazione]

·        Quando Mosè, quale rappresentante di Dio, propose il patto della Legge alla nazione, furono gli “anziani” che rappresentavano ufficialmente il popolo a stringere tale relazione di patto con Geova. (Eso 19:3-8) …

In seguito gli israeliti, da nomadi, conquistata la Terra Promessa, tornarono a vivere in villaggi e città, come avevano fatto in Egitto. Gli anziani erano dunque responsabili del popolo a livello di comunità. Costituivano un corpo di sorveglianti per le rispettive comunità e agivano in qualità di giudici e funzionari per amministrare la giustizia e mantenere la pace, il buon ordine e la salute spirituale. — De 16:18-20; 25:7-9; Gsè 20:4; Ru 4:1-12.              [it-1 p. 151 Anziano]


Per non allungare troppo l’articolo vi prego di leggere da voi stessi:

it-2 p. 986,987 SINAGOGA>Analogie con le adunanze cristiane,

it-1 p.869,870  ESPULSIONE>Il Sinedrio e le Sinagoghe/Nella congregazione cristiana (questo è utile anche per la questione Disassociazione che tratterò in un ulteriore articolo)


Dobbiamo tenere conto di quanto sopra nel cercare di comprendere il linguaggio neotestamentario quando parla di “anziani” perché i fedeli delle prime congregazioni erano in gran parte giudei già abituati ad un modo di vivere l’appartenenza a una comunità religiosa. Non sto a riscrivere cose già scritte negli articoli già pubblicati in http://proclamatoreconsapevole.blogspot.it/2013/10/atti-1423-parte-2autore-robin.html e http://proclamatoreconsapevole.blogspot.it/2013/10/nomine-di-anziani-e-atti-1423in.html ma, chiedo, quando la Scrittura dice che la congregazione, o la moltitudine, proponevano qualcuno, alla luce del contesto giudaico descritto sopra, è ragionevole pensare che venisse interpellata l’intera congregazione con tutti i componenti?

La prima volta che trovo una simile consultazione è la scelta dell’apostolo che deve sostituire Giuda Iscariota, Atti 1:15-23, (la congregazione cristiana non era stata ancora costituita):

15 Ora in quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli e disse (la folla di persone era nell’insieme di circa centoventi): 16 “Uomini, fratelli, era necessario che si adempisse la scrittura che lo spirito santo dichiarò in anticipo per bocca di Davide intorno a Giuda……. È perciò necessario che…. uno di questi uomini divenga con noi testimone della sua risurrezione”.23 E ne proposero due, Giuseppe chiamato Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia..


Chi propose i due? Fu fatta una specie di votazione generale fra tutti? Il gruppo dei 120 era composto sia di uomini che donne ma al v.16 Pietro fa la richiesta a “uomini, fratelli”, [ἄνδρες (maschi) ἀδελφοί],  forse anche per questo una vecchia Domanda dai Lettori diceva “[Evidentemente i cristiani di sesso maschile presenti]” -w72 15/11 p. 70. Dopotutto la scelta degli apostoli fu fatta da Gesù in persona dopo una notte di preghiera, considerando anche l’abitudine giudaica nell’organizzarsi cosa è più logico immaginare che sia successo?


Fra i requisiti del sorvegliante esposti in 1 Timoteo cap.3 c’è “non un uomo convertito di recente”. E’ ragionevole pensare che i neoconvertiti partecipassero alla valutazione dei requisiti dei nuovi sorveglianti? Con quale maturità ed esperienza potevano fare un simile esame?


La nomina di Timoteo è descritta in 1 Timoteo 4:14: “Non trascurare il dono che è in te, che ti fu dato mediante predizione e quando il corpo degli anziani(presbyterìou) impose le mani su di te.”


Dopo aver esposto a Timoteo i requisiti dei nominati gli dice:

(1 Timoteo 5:22) 22 Non porre mai le mani affrettatamente su nessun uomo;...

E’ chiaro che l’avvertimento dato a Timoteo indica che doveva fare lui una valutazione sull’uomo, in modo da non porre le sue mani affrettatamente.


Paolo, nella seconda lettera, attribuisce sempre a Timoteo la valutazione di uomini fedeli ai quali affidare l’insegnamento di ciò che aveva imparato da lui:

“E le cose che hai udite da me col sostegno di molti testimoni, queste cose affidale a uomini fedeli, che, a loro volta, siano adeguatamente qualificati per insegnare ad altri”. (2 Tim. 2:2)


Da quanto sopra mi sembra evidente che la valutazione di un nuovo anziano debba essere fatta da persone spiritualmente mature e non da discepoli appena battezzati o poco più che bambini anche se già battezzati.


L’OPINIONE DELLA BASE

Con questo non voglio dire affatto che l’opinione della BASE non conti, tutt’altro!

Sono le stesse Scritture a rilevare l’eccellente opinione che si aveva di alcuni a conferma del loro incarico, come ad esempio queste:

(Atti 16:1, 2) E arrivò a Derbe e anche a Listra. Ed ecco, là c’era un certo discepolo di nome Timoteo, figlio di una donna giudea credente ma di padre greco, e di lui rendevano buona testimonianza i fratelli di Listra e di Iconio...

(2 Corinti 8:17, 18) .... Ma con lui mandiamo il fratello la cui lode riguardo alla buona notizia si è sparsa in tutte le congregazioni...

(Giacomo 3:13) Chi è saggio e ha intendimento fra voi? Mostri mediante l’eccellente condotta le sue opere con la mitezza che appartiene alla sapienza...



Anche nelle pubblicazioni dello Schiavo troviamo questo pensiero riguardo alla nomina degli anziani:


*** w84 15/2 p. 23 par. 5 “Ricordate quelli che prendono la direttiva fra voi” ***

Tenete presente che spesso ci vogliono molto più tempo e discussioni per rimuovere un anziano non qualificato di quanti non ne siano stati impiegati nel raccomandarne la nomina. Un’ulteriore indicazione da tener presente è infatti se i componenti della congregazione trattano il fratello come se fosse un anziano già prima della sua nomina. Si è guadagnato il loro rispetto soddisfacendo i requisiti biblici al punto che non ci sono dubbi sulla raccomandazione?


*** w79 1/6 p. 18 par. 7 Uomini saggi, discreti ed esperti per guidare il popolo di Dio ***

7 In realtà, nella maggioranza dei casi l’uomo raccomandato come anziano di congregazione dovrebbe essere uno che i componenti della congregazione considerano già come un ‘fratello maggiore’, nel senso che si è già conquistato la loro stima e fiducia avendo dimostrato perspicacia, equilibrio e giudizio. Nessuno in effetti può “rendere” anziano qualcuno, ma egli deve diventare tale mediante crescita e formazione spirituale e con l’esperienza. (Prov. 1:2-5; 4:7-9; Giac. 3:1, 13) Quando un tal uomo è scelto per servire con questo incarico, la sua nomina è in sostanza un riconoscimento delle buone qualità di anziano che già manifesta. Nell’antico Israele, come in altri paesi, quando un uomo era notato dal locale consiglio degli anziani per le sue qualità di santa sapienza, giudizio e discrezione era evidentemente invitato a far parte del consiglio e a partecipare alle sue discussioni e decisioni. — 1 Tim. 5:22, 25.


LA PROPOSTA
Tenuto conto di tutto quanto sopra, e per non dilungare eccessivamente il post, penso che la disposizione attuale dovrebbe essere corretta per evitare che aspiranti VACCARI diventino o rimangano anziani. Vedo praticabile innanzi tutto una “verifica” ogni 3/5 anni di ogni nominato con la consultazione della parte più matura della congregazione, fratelli e sorelle oltre una certa età che hanno almeno 5 anni di fedele servizio alle spalle. Anche in occasione della raccomandazione di un nuovo SM o anziano si potrebbe disporre un adunanza con questo gruppo rappresentativo della Base i quali daranno la loro opinione compilando una scheda anonima con un SI o un NO corredato, in caso di NO, del requisito biblico non sufficientemente soddisfatto. Questa consultazione la vedrei ancora più efficace per la “verifica” triennale/quinquennale del nominato. Anche se ufficialmente l’esito della consultazione non avrà effetti automatici sulla nomina avrà però un peso ENORME nella raccomandazione che faranno il Co+Cda e nella decisione di nominare/confermare o no l’interessato da parte del Cdf. Naturalmente prima di un cambio del genere bisognerà preparare il terreno con una serie di articoli a pioggia che responsabilizzi i fratelli sui principi e il motivo del cambiamento. Consultare l’intera congregazione non lo ritengo appropriato oltre che per i motivi scritturali già esposti, anche perché i VACCARI quando serve sanno far bene i ruffiani e costruirsi il consenso da parte dei semplici, inclusi quelli che hanno bastonato pochi mesi prima. Li conosco gli IPOCRITI. Nei mesi precedenti la “verifica” farebbero quello che fa prima delle elezioni il noto politico italiano che dispone del controllo di molti media e si guadagna ogni volta qualche milione di voti che due mesi prima non c’erano. La procedura che propongo può essere riveduta e corretta in vari modi ma credo di aver reso l’idea.


O.O.




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TDG: Cambiamenti nell'Organizzazione e riforme.

" Perciò, siccome abbiamo tale speranza, noi usiamo grande libertà di parola, e non facciamo come quando Mosè si metteva un velo sulla faccia, affinché i figli d'Israele (..non vedessero la fine di ciò che doveva essere soppresso )............
Dov'è lo spirito di Geova, li, c'è libertà "
2° Corinti 3: 12-18
 




Mi sono convinto che il nostro problema non è né dottrinale né morale. L'Organizzazione è sana sotto questi punti di vista. Il problema è che nel tempo, per tante ragioni, alcune delle quali mi sono chiare altre un po' meno, per fronteggiare certi problemi o affrontare le nuove sfide si è sovraccaricato l'apparato burocratico.
 

Mi sembra evidente, ad esempio, che il rapporto di servizio è nato come reazione a quegli anziani che agli albori della nostra storia moderna non volevano saperne di predicare di casa in casa. Un escamotage organizzativo che ha permesso di omologare l'opera di predicazione, ha fatto raggiungere risultati notevoli per cui ogni componente della congregazione, persino il più limitato, si sente motivato a dare il suo tempo nel servizio e si sente gratificato nel farlo. Nel tempo, essendo diventato un "parametro" della spiritualità, purtroppo quasi l'unico parametro che viene guardato, ha creato le distorsioni che vediamo sotto i nostri occhi.
Se togliete questa sovrastruttura organizzativa che ha perso da tempo lo scopo per cui è nata, ecco che scompaiono tutti quei comportamenti odiosi e al contempo ridicoli.
 

Lo stesso vale, a mio parere sulla disassociazione. Molte delle cose che sono state aggiunte nel tempo ad un provvedimento che è biblico e che deve allontanare, allo scopo di recuperare, il peccatore impenitente, sono una reazione a problemi grossi affrontati in modo semplicistico o per paura.

Basterebbe anche qui ritornare ai fondamenti biblici della disassociazione, limitandola ai peccati gravi esplicitamente menzionati nelle Scritture (fornicazione, adulterio, pedofilia, idolatria, bestemmia, furto, frode, calunnia, oltraggio, apostasia da dottrine fondamentali), modificando il modo di fare il comitato giudiziario ed evitando di entrare nel modo in cui in famiglia si vive con il disassociato. Molte delle cose oggi trattate come dei peccati o in maniera eccessivamente legalistica, sono semplicemente problemi di natura pastorale e come tali vanno affrontati.
 

Affidare il ruolo di giudici per i peccati agli anziani mi trova sostanzialmente d'accordo. Non è pratico che l'intera congregazione possa esprimersi su certe cose. Ci vogliono persone mature, con esperienza di vita e buona conoscenza delle Scritture a trattare certi casi. Se ci affidassimo alla congregazione nel giudizio avremmo, a mio parere, un effetto peggiore della situazione attuale: disassociazioni fatte per sentimentalismo e non per una corretta valutazione del pentimento.


Immaginate se la congregazione oggi dovesse giudicare il Re Davide e il suo peccato di fornicazione con Betsabea. Quanti minuti sarebbe durata l'adunanza in cui Davide viene giudicato e condannato, soprattutto dopo l'esposizione dei fatti?
Si dovrebbe trovare un sistema pratico, che rispetti privacy e dignità del peccatore, ma che permetta un controllo sull'operato degli anziani.
 

Gli anziani di Israele giudicavano alla porta della città. Perspicacia dice che questo avveniva perché:"la pubblicità data a un processo tenuto alla porta avrebbe influito sui giudici inducendoli a essere giusti e scrupolosi nello svolgimento del processo e nel prendere decisioni". Quindi non ho una idea precisa su come riformare il comitato.

So solo che da precedenti biblici e dal buon senso è meglio che siano persone mature spiritualmente a fare questo. Ma ci vuole un controllo, degli osservatori, che vigilino che il tutto venga fatto in armonia con i principi biblici.E comunque bisogna snellire la casistica dei peccati, considerare molti peccati attuali come attività pastorale, evitare il fenomeno del battesimo dei bambini (a 8-9 anni un bambino è un bambino) per non trovarsi poi a giudicare come fosse un adulto un adolescente che ha peccato sotto la spinta degli ormoni.
 

Mi spingo troppo in là? Oltre a scrivere su questo blog preghiamo Geova. Sono certo che dei cambiamenti ci saranno.
 

Anonimo Italiano
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16/04/14

Servizio del Regno Luglio 2014 : Atti 14:23 ........la Chiave per le Riforme Teocratiche !!!



Da un collaboratore Il Professore





IL PROFESSORE

Cerchiamo di analizzare brevemente questo passo biblico in relazione alle procedure della congregazione cristiana,in merito a come devono essere fatte le nomine di anziani e sorveglianti . La scrittura è quella di Atti 14:23  : " Costituirono (greco : Kirotoneo )  per loro anziani in ciascuna congregazione… 


Cosa insegna in realtà la Bibbia
 in merito alle nomine teocratiche 


  Kirotoneo è una parola greca, che letteralmente traduce “..ordinare stendendo la mano…per alzata di mano.. e solo come secondo significato “nominare…scegliere..” vedere il libro Proclamatori della Buona Notizia alle pagine indicate nel riferimento in fondo a questo post.

     In un passo del vangelo di Giovanni  ,viene usata dallo scrittore una parola diversa  da kirotoneo. Gesù dice: “ Voi non avete scelto me ,ma io ho scelto voi,e vi ho costituiti (greco titheni)  Perché andiate….”(Giov.15:16) Titheni  ,diversamente da kirotoneo,dal greco traduce : “ nomina diretta…costituire…scegliere..”   In questo  passaggio ,è Gesù stesso, che compie l'azione . Egli sceglie  personalmente, tramite lo spirito santo, gli apostoli, ...è un atto diretto senza alcun passaggio di votazione ulteriore.
 
 
      Per far luce ulteriore esaminiamo anche la scrittura di 1 Timoteo 2:7. Qui Paolo afferma  : ”…..fui costituito (greco titheni ) predicatore e apostolo......” , questa ordinazione, come spiega la Bibbia ,non fu per atto di nessun uomo,  come si evince dal confronto di Galati 1:1  : “Paolo apostolo,né da parte degli uomini né per mezzo di alcun uomo,ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio……..” .

     Quindi abbiamo nel testo biblico e nell'uso comune negli scritti biblici in greco, due termini per indicare la nomina o la costituzione di uomini in incarichi specifici in relazione al ministero teocratico. I due termini sono- titheni- che traduce nomina diretta   e -kirotonèo- che traduce  costituire o nominare per alzata di mano, evidenziando un azione diversa da titheni la quale include un passaggio di votazione da parte di dedicati servitori di Dio.

    A questo punto sorge una domanda :

 Esistendo in greco il termine  thiteni ( per nomina o ordinazione) come usato dallo scrittore del vangelo di Giovanni, , perché in Atti ,lo scrittore Luca ,usa la parola greca kiritoneo ( ordinare per alzata di mano)?
Se lo scrittore Luca parla di votazione perché non credergli o mettere in dubbio la Scrittura?

Teocrazia condivisa o elitaria ?



      Da quanto descritto sopra sembra evidente, che i primi cristiani ,usavano per consuetudine la votazione pubblica per scegliere gli anziani , tutto il corpo o tutta la congregazione partecipava attivamente in questa decisione importante.Se si lasciavano guidare dalla Bibbia e pregavano per chiedere lo spirito santo nelle loro decisioni le nomine erano dallo spirito santo.Non abbiamo dei validi motivi per pensarla diversamente da quanto affermano le scritture citate.

   Che questa conclusione possa essere quella giusta,lo si può notare,esaminando un altro passaggio biblico.  Nella sua seconda lettera ai Corinti   Paolo parlando di Tito dice :””……ma è stato anche costituito ( greco kirotoneo  per alzata di mano) dalle congregazioni  per essere nostro compagno di viaggio…..”” II° Corinti 8:19

   In questo passo, viene riferito esplicitamente una partecipazione di notevole spessore di tutte le congregazioni locali  nella scelta e nomina successiva di Tito, costituendolo accompagnatore di Paolo per un incarico speciale in relazione alla Teocrazia. Qui il passo non lascia dubbi sulla questione usando per ispirazione la parola congregazioni ovverosia tutti i membri battezzati delle medesime.
Un passo spesso frainteso da Babilonia
Una scrittura molto cara alla chiesa cattolica e non solo è quella di Tito 1:5 e nel caso specifico viene usata da queste denominazioni religiose per imporre la nomina di vescovi dall'alto della gerarchia ecclesiastica senza previa consultazione della chiesa locale. Questo con il tempo ha favorito la nascita e il consolidamento di poteri forti e l'insorgere di vere e proprie classi distinte dal cristiano comune, quello che seguiva per fede e con opere l'insegnamento del figlio di Geova, Gesù Cristo.

Nel versetto in questione leggiamo : "Per questa ragione ti ho lasciato a Creta,affinchè tu corregga le cosa difettosa e faccia nomine di anziani di città in città..."" Qui  si usa il termine greco  kathestemi  e da una lettura superficiale pare indicare  che Tito aveva una speciale autorità,quella di fare nomine di anziani ,senza tener conto delle congregazioni locali. Questo è tuttora il sistema in uso nel cattolicesimo e tra gli episcopaliani e questo passo biblico è il loro punto cardinale per questo modo di procedere nel governo della congregazione.  Essi affermano che i loro vescovi hanno l’autorità data loro dagli apostoli,di costituire e nominare  senza il voto o il parere della congregazione . Questo ha influito anche sul pensiero che noi testimoni di Geova abbiamo dell'argomento ? Sembra proprio di si !

Ulteriore luce su Tito 1 : 5

 Torniamo a considerare attentamente il versetto in questione ,questa volta lo leggiamo tutto però. Leggiamo :"Per questa ragione ti ho lasciato a Creta,affinchè tu corregga le cosa difettosa e faccia nomine di anziani di città in città ,come ti ho ordinato..” NO, Paolo non stava dando delle nuove istruzioni a Tito, egli conosceva già il metodo in uso nella primitiva congregazione Cristiana, sapeva che anche lui stesso era stato scelto dalle congregazioni, quindi la clausola finale ordinata da Paolo era vincolante per Tito. Paolo usava il metodo Kirotoneo con partecipazione della congregazione con tutti i suoi componenti battezzati.

Bisogna aggiungere che quella clausola probabilmente sottintendeva l'obbligo di seguire i consigli dello spirito santo in merito ai requisiti dei sorveglianti. Tito, con la sua esperienza e i consigli  ricevuti tramite Paolo, avrebbe suggerito alle congregazioni chi scegliere,avrebbe sicuramente potuto dare il suo apporto. La congregazione locale avrebbe cercato i suoi consigli  li avrebbe tenuti in conto,ma la nomina effettiva,pare evidente,che avvenisse con la partecipazione di tutto il corpo,ossia di tutta la congregazione locale. L'investitura ufficiale invece era compito del corpo direttivo e dei suoi rappresentanti ufficiali.

 

La responsabilità và messa dove Dio l’ha messa,e cioè nella congregazione,la cui preoccupazione è quella di 1 Giovanni 4:1, che esorta i cristiani a provare le espressioni ispirate per vedere se hanno origine da Dio.

Perché tutto ciò è ragionevole ?
 
Supponiamo che Tito, avesse nominato Anziani non congeniali ai fratelli locali,per quanto tempo avrebbe trionfato e regnato la pace in quella congregazione ? Quanto lavoro pastorale ,o quanto altro servizio un tale Anziano avrebbe svolto se egli era sgradevole ai sentimenti della congregazione locale ? Essendo uno venuto da fuori e non conoscendo bene i fratelli che doveva nominare come poteva fare una scelta idonea e in armonia con lo spirito santo? Chi effettivamente poteva vedere se non i fratelli e membri della locale congregazione se questi era idoneo come anziano ?
Più di un secolo fa il nostro caro fratello Russel disse  : " .....è lo spirito degli intrighi preteschi che cerca di avere il dominio sull’eredità di Dio,e non l’insegnamento degli apostoli ad aver creato e diviso il popolo di Dio in 2 classi distinte .Nessun Anziano ha alcuna autorità di nominarsi da solo, è la congregazione che fa le nomine nel modo indicato dalle Scritture Kirotoneo per votazione .
 
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** Vedi anche Atti 13:1-3
** libro Proclamatori pagine da 215-219  
** Vedi anche Atti 6 : 1-7