Critica interna ,Tabù e Retorica
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Molti affermano oltremodo convinti, che non fanno retorica nella loro dottrina, ma NON C’E’ più retorica nell’affermare e dire che: “Geova a suo tempo ci pensa, provvedendo... ecc. ecc.”. Che brutta cosa la è retorica, per chi non retorica!
Così ogni evento, ogni particolare è lasciato al caso, ma soprattutto gli eventi sono gestiti, “retoricamente”, da chi detiene il potere nell’organizzazione terrena.
Qualcuno ha messo il dito su una piaga, quando accenna ai Sorv. di Distretto e
di Circoscrizione che, in questi ultimi 15 anni sta divenendo un serio problema
“nascosto” (ma non troppo) per i vertici della betel e per l’organizzazione più
in generale.
Tra le nuove leve “generazionali” ( i più giovani dei Sorv. di Distr. e Circ.)
si è registrato un miglioramento nell’arte oratoria, mi limito a riferire che
basta ascoltare qualcuno di questi e noterete che hanno acquisito un’oratoria
“pastorale” di rilevante impegno dottrinale. Quasi tutti i nuovi Sorv. di
Distr. e Circ. a partire dalla metà del 1980 (1985-1987) sono stati lentamente
istruiti a pronunciare discorsi, nelle congregazioni e nelle ass., che avessero il fine di aiutare
il gregge, fondamentalmente con il proposito di “farli sentire in colpa” più di
quanto un cristiano lo si sente per sua stessa natura. E in ciò nel coso di
anni ci sono ampiamente riusciti. Se questo nella negatività può risultare
positivo, c’è da evidenziare una negatività assoluta dei Sorv. di Distr. e
Circ., e qui entra in discussione la critica, veramente costruttiva.
Alcuni risvolti molto conosciuti nelle congregazioni
Quasi la maggioranza dei Sorv. di Distr. e Circ., dedicano poco tempo alle congregazioni e ai fratelli. Affermare ciò apparrebbe non veritiero, ma è la realtà delle cose.
A parte il fatto che ostentano molto, macchine costose (nuove e di seconda mano), suv e fuoristrada da svariati euro (non sempre doni di fratelli o parenti), orologi in oro (rolex), vestiti firmati, occhiali stravaganti (ne ricordo uno di distretto che si presentava nelle congreghe e nelle scuole di anziani, alla betel e in altri posti con un “monocolo” appoggiato sul naso, potere di un narcisismo assoluto), sono estremamente orgogliosi e arroganti, non condividendo con il gregge, ma “mungendolo” a dovere (Ezechiele cap. 34).
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Inoltre, cosa più deleteria, dedicano poco tempo al servizio e alle visite pastorali, alcuni dopo le adunanze per il campo distolgono la loro attenzione dall’opera per privilegiare attività private e proprie che nulla hanno a che fare con le normali attività settimanali di visita.
La lista e l’approfondimento potrebbe essere maggiore , tuttavia
questo stato, rispecchia un lassismo che, negli ultimi anni sta assumendo la
disapprovazione in molte congregazioni da parte dei fratelli, ma anche,
tacitamente, di alcuni anziani che, essendo vissuti con altri tipi di Sorv. di
Distr. e Circ. degli anni ’70, non accettano di buon grado le nuove leve,
generazioni di nuovi fenomeni di Sorv. di Distr. e Circ. post anno ’90.
Molti anziani,e non solo in Italia, i quali hanno un familiare disassociato, hanno
abbandonato, rifiutando la nomina e la carica di anziano, per non troncare i
rapporti con un figlio, una figlia ecc., pur rimanendo fratelli fedeli a
Geova. Mentre alcuni altri si sono completamente allontanati per continuare ad
assistere moralmente il figlio o la figlia.
L’orientamento dell’organizzazione a partire dal 2006-2007 si è fatta più dura ed intransigente sull’argomento specifico, così visto i molti casi di “critica costruttiva” palese, messo in atto da anziani dimissionari, si è voluto fare una campagna forte e impegnata nell’organizzazione, cercando di non scardinare e scalfire una dottrina che, sebbene accettata passivamente, nel momento del problema, molti decisamente la rifiutano (grave è quanto lo fanno dei nominati, alcuni veterani della fede).
L’orientamento dell’organizzazione a partire dal 2006-2007 si è fatta più dura ed intransigente sull’argomento specifico, così visto i molti casi di “critica costruttiva” palese, messo in atto da anziani dimissionari, si è voluto fare una campagna forte e impegnata nell’organizzazione, cercando di non scardinare e scalfire una dottrina che, sebbene accettata passivamente, nel momento del problema, molti decisamente la rifiutano (grave è quanto lo fanno dei nominati, alcuni veterani della fede).
Un concetto dottrinale che inficia l’abuso si singolari posizioni, circa la disassociazione e tutto il seguito che comporta, dopo gli anni 1995-1999 c’è stata una debole riflessione in positivo, tant’è che la disassociazione non viene quasi più praticata, né incoraggiata dall’organizzazione se non per particolari casi specifici. Se negli anni ’60, ’70 si disassociava sempre e per ogni cosa, oggi le disassociazioni sono “mirate” e solo per pochi casi. Ci sono casi di ripetuti adulteri (sia da sorelle che da fratelli) che non sono stati disassociati, se si era negli anni ’60, ’70 costoro sarebbero stati messi all’indice e dei zelanti “sanbenitos” (le congregazioni ne sono piene) li avrebbero votati al rogo!
Una riflessione sull’argomento disassociazione SI, disassociazione NO, quanto è proficuo ed utile alla fede e alla dottrina oggi, con le sue numerose conseguenze negative di ostracismo è ben descritto nella Bibbia, e qui bisogna rilevare ancora che l’organizzazione emenda e non approfondisce, nella sua letteratura l’esegesi dottrinale insegnata nel capitolo 11 vers. 1- 11 del libro dei Giudici.*
*Ora Iefte il galaadita era divenuto un uomo
potente e valoroso, ed era figlio di una prostituta, e Galaad aveva generato
Iefte. E la moglie di Galaad continuò a partorirgli figli. Quando i figli
della moglie furono cresciuti, cacciavano Iefte e gli dicevano: “Tu non devi
avere eredità nella casa di nostro padre, poiché sei figlio di un’altra donna”.
Iefte fuggì dunque a causa dei suoi fratelli e prese a dimorare nel paese
di Tob. E si raccoglievano intorno a Iefte uomini oziosi, e uscivano con lui. E
dopo un po’ avvenne che i figli di Ammon combattevano contro Israele. E
avvenne che quando i figli di Ammon combatterono in effetti contro Israele, gli
anziani di Galaad andarono immediatamente a prendere Iefte dal paese di Tob. Dissero
quindi a Iefte: “Vieni e servi come nostro comandante, e combattiamo contro i
figli di Ammon”. Ma Iefte disse agli anziani di Galaad: “Non foste voi a
odiarmi così che mi cacciaste dalla casa di mio padre? E perché siete venuti
ora da me, proprio quando siete nell’angustia?” A ciò gli anziani di
Galaad dissero a Iefte: “Perciò siamo ora tornati da te, e tu devi venire con
noi a combattere contro i figli di Ammon, e devi divenire per noi il capo di
tutti gli abitanti di Galaad”. Iefte disse dunque agli anziani di Galaad:
“Se mi riconducete a combattere contro i figli di Ammon, e Geova in effetti me
li abbandona, io, da parte mia, diverrò vostro capo!” 1 A
loro volta gli anziani di Galaad dissero a Iefte: “Geova mostri d’essere colui
che ascolta fra noi se come faremo non sarà secondo la tua parola”. 1 Di
conseguenza Iefte andò con gli anziani di Galaad e il popolo lo pose su di sé
come capo e comandante. E Iefte pronunciava tutte le sue parole dinanzi a Geova
a Mizpa.(Giudici 11:1-11)
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