Inserisco
questo tema nel filone delle disposizioni (o intendimenti) che favoriscono il
farisaismo e il bullismo nelle congregazioni. L’attuale concetto che si ha
delle tre proposizioni in tema sono, una per una, dei cardini del cristianesimo
che nessuno può mettere in dubbio. Il dubbio però viene quando queste tre
vengono collegate in una famigerata sequenza meccanica (essendo in verità connesse tra di loro), col risultato
che chi ne fa sempre le spese è la terza, la libertà di coscienza, per la
difettosa comprensione delle prime due.
Il meccanismo che ha un sapore
inquisitorio più o meno è questo: 1) uno agisce in un certo modo senza violare
nessun principio biblico, 2) qualcuno solleva un problema su quell’agire, 3) ci
si aspetta dall’attore principale che desista dal suo agire per non fare
inciampare altri e non mettere a repentaglio la sua “esemplarità”, problema
sentito soprattutto per chi ha o aspira giustamente a qualche incarico, 4)se l’attore
“insiste” nel suo agire ne risulta quasi automaticamente la perdita dell’esemplarità
e l’azzoppamento nei privilegi di congregazione. Questo meccanismo è uno
strumento molto tagliente nelle mani dei vaccari come lo erano certi metalli
per estorcere la confessione nell’antica Inquisizione. E’ come il reato di
plagio durante il fascismo, che veniva usato da chi deteneva il potere per criminalizzare
il pensiero nemico, un reato di fatto inesistente che si fondava su un assunto,
sfuggevole e pericoloso come una biscia.
Le
scritture che vengono tirate in ballo per giustificare il meccanismo sono “non mangerò mai più carne se questo fa inciampare
il mio fratello” (1 Cor. 8:13), “è meglio mettersi al collo una macina da
mulino e gettarsi in mare che fare inciampare” (Mat. 18:6), bisogna essere
“ragionevoli” e questo significa essere “arrendevoli”, essere disposti a cedere
invece di insistere sui propri diritti (Filip. 4:5).
Ma
vediamo cosa dicono realmente le Scritture.
ESEMPLARE
Nell’articolo
“I giovani chiedono..Chi sono i miei modelli?” della Svegliatevi! del 8/12/12 pag.22 si riconosce che i buoni esempi non
devono essere necessariamente perfetti e affermava: A parte Gesù, nessun discendente di Adamo è perfetto. (Romani 3:23)
Perfino l’intrepido profeta Elia “era un uomo come noi”. (Giacomo 5:17, CEI) Lo stesso vale per personaggi
come Miriam, Davide, Giona, Marta e Pietro. La Bibbia rivela candidamente gli
errori che questi uomini e queste donne commisero. Ciò nonostante, furono
esemplari in quasi ogni aspetto della vita e pertanto si possono
considerare buoni modelli.(sottolineatura mia)
Grazie
per il “quasi”! Com’è buono Lei direbbe Fantozzi..Anche se è un quasi che pare voglia
dire che deve mancare davvero poco per essere esemplari in “ogni aspetto”. Ma
se poi andiamo a guardare dal buco della serratura il “quasi” degli esempi citati,
(Miriam, Davide,Giona ecc) probabilmente pochi di noi hanno commesso errori gravi
come i loro. Ma altrettanto probabilmente nessuno direbbe che siamo modelli
migliori di loro, semmai tutt’altro. Perché? Nella Bibbia trovo personaggi che
tutti consideriamo degli esempi illustri da imitare pur sapendo dei loro errori
mentre da noi oggi, per errori infinitamente minori, si perde immediatamente lo
smalto dell’esemplarità e la si perde a volte per sempre o almeno finché non si
trasloca di centinaia di chilometri. Perché ad essa si associa quell’immagine
artificiale del testimone senza una grinza che rinuncia sempre a qualsiasi cosa
gli si contesti pur di “non far inciampare” altri. Sarebbe un gran bel segno di
cristianesimo pubblicare delle biografie sulle nostre pubblicazioni di fratelli
che hanno commesso gravi peccati, che sono stati disassociati e che si sono
ripresi. Ma il dubbio che viene è che non ce ne sono proprio di queste
esperienze perché chi ha di quelle cadute
ormai è “tagliato fuori dalla Tv”. Con criteri simili, parecchi dei modelli
biblici, se vivessero oggi, non troverebbero spazio nelle moderne biografie, lo
trovano solo come personaggi antichi perché nell’esaminare la loro vita nelle
Scritture non ci possiamo permettere di giudicare male chi Geova stesso ha
giudicato bene. Ma siccome oggi Geova non ha ancora giudicato chi ci sta
attorno…ecco che gli avvoltoi vaccari sono liberi di volare alla ricerca di una
pecca per azzoppare chi è migliore di loro.
Tra i
requisiti del conduttore della Torre di Guardia c’è l’avere “grande libertà di
parola”. Mi sono chiesto perché si chiede questo proprio del conduttore della
TdG. L’unica risposta che mi sono dato è che siccome sulla Torre di Guardia si
trattano tutti gli argomenti del nostro vivere la verità, sarebbe stonato se al
conduttore gli toccasse un tema su cui non abbia libertà di parola. Ma chi può
avere libertà di parola su ogni argomento oltre a Gesù? Semplicemente nessuno!
Chiunque quindi potrebbe essere preso di mira in un punto in cui non è “esemplare”
se gli si volesse creare dei problemi, sventolando principi di santità ed
esemplarità che non sono di questa terra e di questa vita. Ecco un’arma che i
vaccari usano quando vogliono mobbizzare qualcuno che non gli sta a genio. Ecco
una visione di “esemplarità” che non è biblica e che induce una
rappresentazione di sé artificiale pur di soddisfare le esagerate attese di chi
ci vuole così diversi anche al rischio di essere finti. Quanto sarebbe meglio
riconoscere che nessuno può essere esemplare sotto ogni aspetto della vita
cristiana.
(Efesini 4:7) ...Ora a ciascuno di noi fu data immeritata benignità secondo come il
Cristo misurò il gratuito dono...
(Efesini 4:11-16) ...Ed egli diede alcuni come apostoli, alcuni come profeti, alcuni come
evangelizzatori, alcuni come pastori e maestri, 12 in
vista del ristabilimento dei santi, per l’opera di ministero, per l’edificazione
del corpo del Cristo, 13 finché perveniamo tutti all’unità
della fede e dell’accurata conoscenza del Figlio di Dio, all’uomo fatto, alla
misura della statura che appartiene alla pienezza del Cristo; 14 affinché
non siamo più bambini, agitati come da onde e portati qua e là da ogni vento d’insegnamento
per mezzo dell’inganno degli uomini, per mezzo dell’astuzia nell’artificio dell’errore.
15 Ma dicendo la verità, mediante l’amore cresciamo in
ogni cosa in lui che è il capo, Cristo. 16 Da lui tutto
il corpo, essendo armoniosamente unito ed essendo fatto per cooperare mediante
ogni giuntura che dà ciò che è necessario, secondo il funzionamento di ciascun
rispettivo membro in dovuta misura, opera per la crescita del corpo alla
propria edificazione nell’amore.
E’ evidente che non tutti avevano lo stesso zelo
nell’evangelizzazione, la stessa capacità nell’insegnare, la stessa attenzione
verso le pecore…siamo diversi ed eccelliamo in alcune cose e non in altre. Il
paragone con il corpo e le sue membra ci insegna che ognuno di noi certe cose
non riuscirà MAI a farle. Eppure agli occhi di Gesù è un membro con pari
qualità e dignità di qualsiasi altro. Ciò che chiunque deve necessariamente raggiungere
non è l’esemplarità in “quasi ogni aspetto” ma l’osservanza delle norme morali
esposte nelle scritture. L’esemplarità la fa la vita intera del
cristiano quando si presenta come la vita di una persona davvero dedicata a
Geova, la cui azione, parola e spirito induce altri ad amare Dio e a confidare
in Lui. Punto. Non ha importanza quante ore segna nel rapporto, se arriva
puntuale alle adunanze, se svolge tutti i compiti che gli vengono assegnati, se
ha le basette troppo lunghe o troppo corte, se va all’università o se ci manda
il figlio, se qualche volta risponde in maniera rude, se alza troppo la mano
per commentare, se la alza troppo poco ecc ecc..
NON FARE INCIAMPARE
Cosa
significa fare inciampare? Per alcuni
pare significhi semplicemente fare qualcosa che turbi qualcun’ altro. Ma se
fosse così non si salverebbe nessuno! Gesù faceva inciampare in questo modo i
suoi contemporanei quando faceva di sabato cose che loro ritenevano una
violazione del riposo sabatico. Perché Gesù non era “arrendevole” in quelle
circostanze e teneva conto della “coscienza” degli altri? Gesù non si faceva
scrupoli nel parlare con una donna da solo anche se questo era sconveniente ai
suoi tempi. Perché non teneva conto delle usanze locali ed evitava di turbare
qualche coscienza debole? Gesù stesso è chiamato “pietra d’inciampo [per i
giudei] e masso di roccia d’offesa” (1 Pt 2:7,8), allora perché non si mette
anche lui una macina da mulino al collo e si butta in mare? Posso fare molti
altri esempi. E’ evidente che la faccenda “inciampare” non è così semplice come
la si fa passare secondo convenienza, per usarla a uso e consumo dei vaccari.
Nella Tdg di studio del 15/3/2013 c’era un bell’articolo sul tema “inciampare”,
si diceva che Dio non permetterà che alcuna cosa faccia “inciampare” chi
confida in Lui, ovvero che abbandonino la corsa cristiana.
In quell’articolo si parlava di cose molto gravi che potrebbero fare inciampare, tra le quali aver subito delle gravi ingiustizie in congregazione, ma ciascuna di queste può essere un ostacolo superabile per chi ama Geova. E’ davvero strano quindi che si tiri così facilmente in ballo il “fare inciampare” per delle cose molto meno gravi allo scopo di limitare la liberta individuale e uniformare i comportamenti. Si cita sempre la questione della “carne sacrificata agli idoli” il cui consumo faceva inciampare alcuni e da lì Paolo a dire “piuttosto non mangerò mai più carne se questo fa inciampare il mio fratello”. E’ bene però capire la portata del problema a quei tempi. Si riferiva alla pratica idolatrica di consumare degli animali sacrificati agli idoli e consumati in onore a falsi dei in solenni circostanze festive. Partecipare a quei banchetti idolatrici era di fatto idolatria, e lo era a tal punto che tra le cose necessarie di cui anche i gentili dovevano astenersi, assieme al sangue e alla fornicazione, era proprio “dalle cose sacrificate agli idoli” (Atti 15:29). Il problema era che da quei banchetti idolatrici avanzava della carne e la si vendeva a chi se la voleva comprare. A quel punto era semplice carne e mangiarla non significava partecipare al culto, lo dice Paolo in 1 Corinti 8:4, ma visto il contesto qualche debole “abituato all’idolo” poteva ritenere quella carne troppo “contaminata” di idolatria e rimane fortemente turbato nel vedere dei cristiani comprarsela.
La questione mangiare o no ‘carne offerta agli idoli’ dunque non potrà mai essere paragonata al mangiare panettone, portare la barba, le basette, il tablet, il cin cin, e non voglio allungare oltre la lista di tutta quella serie di stupidaggini di terz’ordine che vengono fraudolentemente appiccicate al “fare inciampare” evocando le bistecche corinzie! Quando Paolo scrive “non mangerò più carne se..” parla di un comportamento che poteva essere associato a uno dei peccati più gravi, l’idolatria. Non stava parlando di gusti culinari! Dice quello che avrebbe fatto lui, addirittura non impone il suo comportamento ai suoi lettori come se tutti dovessero agire così, sebbene la faccenda toccasse uno dei 10 comandamenti. Inoltre c’era modo e modo di acquistare e mangiare quella carne, lo si poteva fare addirittura ostentandolo per affermare la propria libertà o lo si poteva fare in modo più discreto per non turbare appunto altri, oppure semplicemente mangiandola perché offerta da altri, e altre situazioni si possono immaginare. 1 Corinti 8:13 quindi viene troppo spesso evocata a sproposito senza sapere di ché si parli quando la si vuole applicare a situazioni di molto minore entità che non hanno nulla a che vedere con il contesto di cui si parla.
In quell’articolo si parlava di cose molto gravi che potrebbero fare inciampare, tra le quali aver subito delle gravi ingiustizie in congregazione, ma ciascuna di queste può essere un ostacolo superabile per chi ama Geova. E’ davvero strano quindi che si tiri così facilmente in ballo il “fare inciampare” per delle cose molto meno gravi allo scopo di limitare la liberta individuale e uniformare i comportamenti. Si cita sempre la questione della “carne sacrificata agli idoli” il cui consumo faceva inciampare alcuni e da lì Paolo a dire “piuttosto non mangerò mai più carne se questo fa inciampare il mio fratello”. E’ bene però capire la portata del problema a quei tempi. Si riferiva alla pratica idolatrica di consumare degli animali sacrificati agli idoli e consumati in onore a falsi dei in solenni circostanze festive. Partecipare a quei banchetti idolatrici era di fatto idolatria, e lo era a tal punto che tra le cose necessarie di cui anche i gentili dovevano astenersi, assieme al sangue e alla fornicazione, era proprio “dalle cose sacrificate agli idoli” (Atti 15:29). Il problema era che da quei banchetti idolatrici avanzava della carne e la si vendeva a chi se la voleva comprare. A quel punto era semplice carne e mangiarla non significava partecipare al culto, lo dice Paolo in 1 Corinti 8:4, ma visto il contesto qualche debole “abituato all’idolo” poteva ritenere quella carne troppo “contaminata” di idolatria e rimane fortemente turbato nel vedere dei cristiani comprarsela.
La questione mangiare o no ‘carne offerta agli idoli’ dunque non potrà mai essere paragonata al mangiare panettone, portare la barba, le basette, il tablet, il cin cin, e non voglio allungare oltre la lista di tutta quella serie di stupidaggini di terz’ordine che vengono fraudolentemente appiccicate al “fare inciampare” evocando le bistecche corinzie! Quando Paolo scrive “non mangerò più carne se..” parla di un comportamento che poteva essere associato a uno dei peccati più gravi, l’idolatria. Non stava parlando di gusti culinari! Dice quello che avrebbe fatto lui, addirittura non impone il suo comportamento ai suoi lettori come se tutti dovessero agire così, sebbene la faccenda toccasse uno dei 10 comandamenti. Inoltre c’era modo e modo di acquistare e mangiare quella carne, lo si poteva fare addirittura ostentandolo per affermare la propria libertà o lo si poteva fare in modo più discreto per non turbare appunto altri, oppure semplicemente mangiandola perché offerta da altri, e altre situazioni si possono immaginare. 1 Corinti 8:13 quindi viene troppo spesso evocata a sproposito senza sapere di ché si parli quando la si vuole applicare a situazioni di molto minore entità che non hanno nulla a che vedere con il contesto di cui si parla.
Fare inciampare, in senso biblico, significa
agire deliberatamente in modo egoista pur sapendo che così facendo si farà un
grave danno spirituale ad altri privi della maturità spirituale necessaria. Anche
se l’azione in sé non viola nessun principio, se chi la compie è consapevole
che nel luogo in cui vive un determinato comportamento è associato alla
violazione di importanti norme morali e mostra indifferenza al riguardo,
questo è meglio che si metta una pietra al collo e si butti nel mare. Ad
esempio, se in una località passeggiare con una donna significa avere con lei
una relazione di marito e moglie, in quella zona i fratelli usciranno in
servizio esclusivamente con la propria moglie. Uscire con una sorella, cosa
possibile altrove, lì non sarà possibile. Se uno non tiene conto di questa
situazione mostrerebbe quell’egoismo anti cristiano che rientra nella
descrizione biblica di chi è meglio che si butti nel mare. Solo ed
esclusivamente in casi di simile gravità si può tirare in ballo l’espressione
biblica “fare inciampare”; in tutti gli altri casi è fraudolenta!
E se uno
ci rimane un po’ male per qualcosa? Se ne farà una ragione. Sapeste quante
volte ci sono rimasto male io al vedere certe azioni inqualificabili da parte
di eminenti cardinali nostrani e me ne sono dovuto fare una ragione! Si cresce
anche in questo modo, imparando ad accettare la diversità degli altri,
imparando a non confondere l’unità con l’uniformità. Non lo impareranno mai, i
presunti deboli, se ci dobbiamo sempre “uniformare” e apparire tutti fintamente
uguali come un esercito cinese. Per non parlare di chi “rimane male” quando va
a ficcare il naso nelle cose altrui guardando dal buco della serratura cosa fa
uno in casa propria per poi andare a spettegolarlo a qualche vaccaro il quale
fa scattare il famigerato meccanismo.
LIBERTÁ
DI COSCIENZA
Questo
avrebbe dovuto essere il sottotitolo più lungo ma sarà il più breve. Una volta
che esemplare è: la vita intera
del cristiano quando si presenta come la vita di una persona davvero dedicata a
Geova, la cui azione, parola e spirito induce altri ad amare Dio e a confidare
in Lui. Una volta che fare inciampare
significa :agire deliberatamente in modo egoista pur sapendo che così facendo
verrà associato alla violazione di importanti norme bibliche da chi non ha la
maturità spirituale necessaria. Il resto è libertà
di coscienza.
La prova
dell’esistenza del famigerato meccanismo di cui parlo in premessa è ciò che si
scrive sulla nostra posizione in merito alle frazioni di sangue.
*** km 11/06 p. 4 Come considero
le frazioni del sangue e le procedure mediche . . . ***
Le vostre decisioni
devono rispecchiare la vostra reale volontà e non basarsi sulla coscienza di
qualcun altro. Similmente, nessuno
dovrebbe criticare le decisioni di un altro cristiano. In queste cose, “ciascuno
porterà il suo proprio carico” di responsabilità. — Gal. 6:4, 5.
Ecco, questa questione può essere paragonata alla “carne
offerta agli idoli”. L’astenersi dal sangue infatti era affiancato all’astenersi
dalle “cose sacrificate agli idoli” (Atti 15:29). Ne consegue che per qualcuno
anche le frazioni di sangue potrebbero violare la santità del sangue, una cosa
grave. Eppure chi considera così le frazioni di sangue non deve criticare chi
le frazioni le prende, cioè, secondo il suo punto di vista, violando la legge
sul sangue. E’ proprio così, paradossalmente in questo lo Schiavo è più
liberale di Paolo il quale invece “non avrebbe mangiato più carne” se questo lo
rendeva (ingiustamente) idolatra agli occhi di un fratello debole facendolo
così inciampare. Ma per ottenere questa libertà, c’è bisogno che lo dica la
Torre di Guardia, questo è il punto, sennò non ci si arriva, perché il
famigerato meccanismo potrebbe scattare. Se per una cosa così seria come la
santità del sangue si lascia libertà di coscienza e nessuno può permettersi di
criticare chi fa scelte diverse (Torre di guardia docet!), per quale ragione si
lascia tranquillamente in mano ai vaccari il famigerato meccanismo per limitare
la scelta su cose infinitamente meno importanti? Ecco questo è un vero e
proprio bug da risolvere. Spero che la sua mancata soluzione sia involontaria e
auspico che si smetta di applicare a sproposito 1 Corinti 8:13 e Matteo 18:6 e
si arrivi ad applicare (Romani 14:1-4) Accogliete
[l’uomo] che ha debolezze nella [sua] fede, ma non per prendere decisioni su
intime opinioni. 2 Un [uomo] ha fede di mangiare di
tutto, ma chi è debole mangia [cibi] vegetali. 3 Colui
che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non
giudichi colui che mangia, poiché Dio l’ha accolto. 4 Chi
sei tu da giudicare il domestico di un altro? Egli sta in piedi o cade al suo
proprio signore. In realtà, sarà fatto stare in piedi, poiché Geova può farlo
stare in piedi.
Amen e
amen.
O.O.
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