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Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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21/01/17

Le legge morale

"Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me."
Immanuel  Kant

Questa frase è il famoso epitaffio inciso sulla tomba di I. Kant, tratto dalla "Critica della ragion pratica", una delle sue opere più importanti. Così ha voluto spiegare di essere stato fedele alla morale, obbedendo ai suoi imperativi categorici e vivendo un’esistenza all'insegna del bene per il prossimo. L'essere umano, minuscolo in rapporto al creato eppure immenso nel suo valore morale. Una frase che fa da chiave di volta in una scena di un bellissimo film: "io mi ricordo di Anna Frank", quando una guardia SS viene interrogata e messa in crisi da un rabbino ebreo chiamato a provarlo sulla sua preparazione ad un esame di filosofia. 

E' un concetto che ricorda da vicino le ispirate parole dell'apostolo Paolo in Rom. 2:15,16: "Poiché tutte le volte che quelli delle nazioni+ che non hanno legge+ fanno per natura le cose della legge,+ questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi.15 Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori,+ mentre la loro coscienza+ rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati+oppure scusati."

Geova stesso ha immesso nei nostri cuori una bussola, la coscienza, che ci indica il bene se solo sappiamo ascoltarla. Anche quando tutto intorno a noi rema contro.

La guerra del consapevole è una guerra di coscienza. Alla fine tutto si riduce a come scegliamo di usare il dono del libero arbitrio. Gli strumenti li abbiamo tutti ma ciascuno costruirà il suo personale edificio scegliendo materiali diversi, legno, paglia, stoppia, leggeri e facili da maneggiare con poca fatica ma fragili o pietra, ferro, oro, più difficili da manipolare ma durevoli e preziosi. Quando scegliamo di seguire una guida umana senza farci domande scegliamo di costruire con materiali fragili. Ciò che rende solida la ns fede è il continuo scavare, cercare, bussare, chiedere a Dio guida e spirito santo. Dobbiamo impegnarci per scoprire le "pietre" migliori, squadrarle e posizionarle in modo stabile alla base della nostra fede. Le verità fondamentali sono come solida roccia ma non basta assemblarle a caso, vanno fatte nostre e messe solidamente nei nostri cuori. Poi il ferro che fa da scheletro al nostro edificio, va solidamente infisso in quelle pietre e serrato con legami ben fatti. Esso è la costante abitudine allo studio e alla preghiera che rende ferma la nostra fede nel tempo nonostante le intemperie. Infine l'oro, lamine ben lavorate, tante, tante sfoglie sottili che ricoprono l'intelaiatura rendendola impermeabile e luminosa. Le nostre opere di cristiani, piccoli gesti di ogni giorno saldamente fissati con il legante dell'amore che ci fanno risplendere quali illuminatori del mondo e non permettono al fango di penetrare dentro di noi.

Tutto questo lavoro è si personale in quanto nessuno può farlo al posto nostro ma si avvale della collaborazione e dell'esempio di altri che stanno facendo lo stesso percorso. Pochi di noi avrebbero conosciuto molte verità bibliche se qualcuno un giorno non fosse venuto a bussare alla nostra porta, in questo non possiamo che essere grati ad un'organizzazione che tanti sforzi ha immesso in quest'opera d'istruzione biblica.  La compagnia di altri fratelli di fede è essenziale. Per questo Gesù pregò che i suoi discepoli rimanessero uniti. La congregazione o ekklesia ci rende più stabili e forti. Un edificio isolato è più esposto alle calamità rispetto ad un gruppo di edifici. Al tempo stesso siamo chiamati a non pensare solo a noi, non andiamo alle adunanze solo per ricevere, siamo li per edificare, "per incitarti all'amore e alle opere eccellenti."

Tuttavia dobbiamo riconoscere che la stretta convivenza limita i ns movimenti, specie se imbrigliata da direttive non sempre a favore dell'ekklesia. Ci sono stati ripetutamente nella storia del popolo di Dio periodi bui in cui il lato carnale ha preso il sopravvento, specie in chi aveva il compito di prendere la direttiva riducendo il popolo a un gregge mal ridotto, come pecore senza pastore. Eppure, anche nei periodi più bui si sono trovati dei resistenti. I 7000 che non piegarono il ginocchio a Baal al tempo di Elia, i discepoli di Gesù in mezzo ad un popolo farisaico, i ribelli che si nascosero nel deserto insieme a Davide. Furono tutti uomini comuni eppure mantennero alta la fiammella della fede senza arrendersi. Lottarono  contro l'opinione belante della maggioranza, convinta che bastava seguire le autorità senza porsi domande scambiando la fede in Dio con il seguire uomini. Furono accusati di eresia, furono perseguitati, dovettero fuggire e nascondersi ma mai persero la speranza di vedere rifiorire la fede nel popolo ne smisero di amare queste pecore senza pastore, talvolta arrivando a sacrificarsi per loro. Nessuno vi tolga la vostra fede. Non permettete a nessuno di rubare la vostra libertà di pensiero, né di violare la vostra coscienza. Pur nel rispetto, ogni altra autorità è sempre relativa, abbiamo un solo condottiero, tutti gli altri sono compagni d'opera con cui servire a spalla a spalla, talvolta rafforzando, talvolta essendo rafforzati. 

2 Cor. 1:24 "Non che noi siamo i signori+ sulla vostra fede, ma siamo compagni d’opera+ per la vostra gioia, poiché voi state in piedi+ mediante la [vostra] fede."+

Rom. 1:11,12 "Poiché desidero ardentemente vedervi,+ per impartirvi qualche dono spirituale+ affinché siate resi fermi; 12 o, piuttosto, perché ci sia fra voi uno scambio d’incoraggiamento,*+ da parte di ciascuno mediante la fede dell’altro,+ sia vostra che mia."

Quale scelta fece l'ufficiale delle SS messo di fronte al seguire la bussola della coscienza o un sentiero già tracciato da uomini? Vi lascio il video tratto dal film, osservate come nella guardia la lotta tra coscienza e idee radicate lo sconvolge. È un travaglio che molti consapevoli hanno vissuto. Riuscirà ad andare contro il sistema? Il film risponde.  Ma la domanda che siamo chiamati personalmente a farci ogni giorno è: cosa faremo noi?




31/12/16

L'emozione consapevole



"Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza."
                                       M.L.King
Cari fratelli,

Dopo aver riflettuto su come l'umanità possa esser divisa tra persone per bene e poco di buono e che essi possiamo trovarli mischiati, come grano e zizzanie, ovunque vorrei cercare di essere propositiva. Nessuno può impedirci di scegliere chi vogliamo essere ma nessuno ci ha assicurato che fosse facile.
Questo sistema organizzativo, fatto di nomine, privilegi, applausi agli annunci di pionierato, rapporti nominali, sta creando cristiani di facciata dove la spiritualità si misura a son di numeri e stellette. È umano cercare di migliorare la propria posizione sociale, la spinta a salire (aspirazione alla superiorita) rispetto ai nostri pari è stata spiegata ampiamente da A. Adler, un padre della psicologia ( cfr "Il senso della vita" A.Adler 1937 Der sinn des lebens ). Su questo gioca il pressante incoraggiamento a correre sempre più veloci sulla ruota da criceto "teocratica" che porta molti ad una corsa di apparenza senza sostanza.

Allora, quali consapevoli, dobbiamo imparare a riscoprire una spiritualità autentica, sincera, fatta di gesti semplici come lo spezzare il pane con chi ha fame e condividere pensieri spirituali con chi ha bisogno di un sorso di conforto. Significa spesso lavorare nell'ombra e dietro le quinte e farlo con gioia per il bene fatto e non aspettando una qualche medaglia da appuntare al petto.Significa lasciare il palco a coloro che, come i farisei, ricevono appieno la loro ricompensa nell'essere visti dagli uomini perché imitare Cristo è altro. Significa emozionarsi di fronte al dolore altrui, provare pietà per le pecore senza pastore ed essere disposti a spenderci senza badare a orari e ricompense. 

Qualunque posto tu abbia, qualunque situazione tu viva può essere il tuo punto di partenza per far splendere la luce nel mondo. Nella tua famiglia in primis, in congregazione, nel vicinato e ovunque ti portino i tuoi passi. La predicazione, quella vera, non si nutre di campanelli ma di persone. Trova spunto dalla vita quotidiana e racconta storie di personaggi biblici, incuriosisce e attira con il calore che emana l'amore sincero.

Non portare il vangelo ma sii il vangelo vivendolo ogni giorno. Sii un proclamatore ma consapevole.


        Siate illuminatori del mondo, risplenda la vostra luce, fatta di opere e parole concrete.


Matt5:14“Voi siete la luce del mondo.+ Una città non può essere nascosta quando è situata sopra un monte. 15 Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio,+ ma sul candelabro, ed essa risplende su tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce+ davanti agli uomini, affinché vedano le vostre eccellenti opere+ e diano gloria+al Padre vostro che è nei cieli."






https://books.google.fr/books?id=5eSXA8JGPSgC&printsec=frontcover&redir_esc=y&hl=it#v=onepage&q&f=false

14/12/16

Vincere il male col bene


Romani 12:9 
Il [vostro] amore sia senza ipocrisia. Aborrite ciò che è malvagio, aderite a ciò che è buono

Cari fratelli,

In questi giorni mi è capitato tra le mani un libro interessante: "Uno psicologo nei lager", Di Viktor Frankl. Opera biografica, scritta di getto poco dopo essere uscito dai campi di concentramento, ha riscosso un notevole successo per l'angolazione psicologica che l'autore le ha dato. Mi ha sempre affascinato capire la mente umana. In questo caso come, in qualità di esseri umani, abbiamo potuto accettare simili atrocità, sia da parte dei carnefici che delle vittime. La sua esperienza, che spesso cercava di osservare da professionista ha fatto luce su alcuni aspetti delle reazioni umane di fronte agli eventi che potrebbero riflettersi anche nella congregazione e nell'organizzazione. Descrivendo il comportamento crudele di alcuni kapo, prigionieri assunti a ruolo di controllo di contro all'empatia di alcune SS che a loro rischio cercarono di aiutarli, Frankl trasse questa conclusione:

"Da tutto ciò possiamo apprendere che sulla terra esistono soltanto due razze umane, e solo queste due; la «razza» degli uomini per bene e quella dei «poco di buono». Queste due «razze» sono diffuse ovunque, penetrano e s'infilano in tutti i gruppi. Nessun gruppo è composto esclusivamente da persone per bene o esclusivamente da poco di buono"


Chi pensava che a noi non sarebbe accaduto, che questo paradiso spirituale non avesse serpenti e frutti proibiti ha dovuto ricredersi purtroppo. E' come non paragonare la rabbia di certi fuoriusciti che si lasciano andare ad uno spirito vendicativo e attaccano in ogni modo i vecchi compagni di fede? Spesso sono stati vessati e umiliati, le loro richieste di giustizia inascoltate e infine ostracizzati, è umano reagire, anche se nel modo sbagliato che ci abbassa al livello di chi ci ha fatto del male… molti prigionieri una volta liberati sprigionarono il loro odio con estrema crudeltà.

"Occorre molta pazienza perché questi uomini ritrovino la verità, del resto quasi banale, che nessuno ha il diritto di commettere un’ingiustizia, neppure chi ha subito un’ingiustizia".

Come non comprendere se chi ha subito qualche ingiustizia perde la gioia, tanto più se la sua causa di sofferenza viene considerata poca cosa, il suo dolore quasi una colpa perché non riesce a perdonare e a "mettere la cosa nelle mani di Geova"?

"Quando un uomo torna a casa, dopo avere tanto sofferto, e deve constatare che la gente gli concede solo una scrollata di spalle o luoghi comuni, spesso l'amarezza lo sommerge"

Infine, nelle avversità ciascuno è chiamato a mostrare a se stesso e a Dio di che pasta è fatto, come Giobbe, possiamo forgiare il nostro amore e la nostra fede o farci vincere dal male. Saremmo meschini se accusassimo le circostanze o altri delle nostre scelte. Ricordiamo che ciascuno di noi sarà vagliato come il grano, che il fuoco rivelerà se abbiamo scelto di edificarci con paglia o ferro.

"All'uomo nel Lager si può prendere tutto, eccetto una cosa sola: l’ultima libertà umana di affrontare spiritualmente, in un modo o nell’altro, la situazione imposta."

Purtroppo molti saranno destinati a perdersi, solo pochi riusciranno ad entrare per la porta stretta e a percorrere la strada angusta della verità. Essa non può essere incatenata ad un percorso religioso di regole e precetti. È piuttosto un cammino spirituale, qualcosa che plasma il nostro cuore e il nostro atteggiamento in modo da non farci piegare alle avversità.

"Proprio la vita nei lager ci ha mostrato che l'uomo è veramente in grado di comportarsi diversamente...persone che percorrevano le piazze d'armi e le baracche dicendo una parola buona o regalando l'ultimo boccone di pane. E se pure sono stati pochi, bastano questi esempi per dimostrare che all'uomo si può prendere tutto.. tranne la sua libertà interna...soffrendo rettamente, si può realizzare qualcosa: una conquista interiore. La libertà spirituale dell'uomo, quel bene che nessuno può sottrargli finchè esala l'ultimo respiro, fa sì ch'egli trovi, fino al suo ultimo respiro, il modo di plasmare coerentemente la propria vita".


Queste mie considerazioni cari fratelli, per ricordare a noi tutti che possiamo scegliere chi vogliamo essere e diventare. Non importa se ben visti o emarginati dagli uomini, fuori o dentro perchè lo sappiamo che sono concetti molto labili agli occhi di Dio. Si può essere pienamente attivi agli occhi della congregazione eppure morti spiritualmente, si può sembrare morti non facendo rapporto, eppure in pieno fermento, come Elia nel deserto. Apparentemente abbattuti ma non distrutti. Cosa determinerà lo spessore della nostra spiritualità? Ciascuno è chiamato a rispondere a se stesso e a Dio, molto dipende da ciò che abbiamo scelto di far crescere nel profondo del ns cuore. Amore, empatia, perdono, fede, lealtà o rabbia, vendetta, disprezzo e giudizio del ns prossimo?

Rom.12:9-21
9 Il [vostro] amore sia senza ipocrisia. Aborrite ciò che è malvagio, aderite a ciò che è buono. 10 Con amore fraterno abbiate tenero affetto gli uni per gli altri. Nel mostrare onore gli uni agli altri prevenitevi. 11 Non siate indolenti nelle vostre faccende. Siate ferventi nello spirito. Siate schiavi di Geova. 12 Rallegratevi nella speranza. Perseverate nella tribolazione. Siate costanti nella preghiera. 13 Condividete con i santi secondo i loro bisogni. Seguite il corso dell’ospitalità. 14 Continuate a benedire quelli che [vi] perseguitano; benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che si rallegrano; piangete con quelli che piangono. 16 Abbiate verso gli altri i medesimi sentimenti che avete verso voi stessi; non pensate alle cose alte, ma siate attirati dalle cose modeste. Non divenite discreti ai vostri propri occhi.17 Non rendete a nessuno male per male. Provvedete cose eccellenti davanti a tutti gli uomini. 18 Se possibile, per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti gli uomini. 19 Non vi vendicate, diletti, ma fate posto all’ira; poiché è scritto: “La vendetta è mia; io ricompenserò, dice Geova”. 20 Ma, “se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli qualcosa da bere; poiché facendo questo accumulerai carboni ardenti sulla sua testa”. 21 Non farti vincere dal male, ma continua a vincere il male col bene.


Fespea

03/09/16

La banalità del male


"I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi; sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e a obbedire senza discutere"
(Primo Levi)


"...qualche anziano un po' più ragionevole a volte sente disagio in certe direttive, in situazioni che deve affrontare nel suo ruolo, riesce a fare 1+1, ma non riesce a prendere coscienza del risultato da scrivere dopo il segno uguale. Sarebbe troppo doloroso farlo, la sua mente si ferma…"

(V) 

Recentemente ho avuto modo di vedere un film, tratto da una storia vera. Era la storia della giornalista Anna Arendt, un'ebrea che volle documentare il processo fatto al gerarca nazista Adolf Eichmann, rapito, processato e impiccato dalle autorità israeliane. Il risultato fu un libro che ebbi modo di leggere qualche anno fa e che fece molto scalpore nell'opinione pubblica: "La banalità del male". La Arendt si rese conto che Eichmann non era un mostro ma solo un mediocre funzionario, un uomo che pensava di mostrarsi ineccepibile e leale obbedendo agli ordini, senza discutere e senza dar voce alla sua coscienza. Sapeva che i convogli su cui faceva salire migliaia e migliaia di ebrei li avrebbero portati verso la morte, ma preferiva non indagare oltre. Per lui il Fuhrer e il partito nazista erano intoccabili, gli ordini indiscutibili e cosi lavoro' alacremente, stipando centinaia di persone in carri da bestiame, per destinazioni che per lui erano solo nomi. Non si chiese nemmeno se senza spazio e acqua quelle persone rischiassero di arrivare già morte, come inevitabilmente accadde, non era un problema suo.

“Nel pensiero della Arendt... il male è l'essere un inconsapevole volontario... diventare un braccio intenzionalmente inconsapevole di qualcun altro. Il regime totalitario è uno dei possibili ma è ingenuo pensare che sia l'unico... banalizzando così il pensiero della Arendt.”
(tratto da La banalità del male, wikipedia)

Mettere la somma dopo il segno = significa iniziare il percorso alla consapevolezza. E' una strada difficile che ci porta a mettere in discussione non solo credenze ben radicate nel tempo ma anche il cammino della nostra vita. Logico che per molti sia difficile farlo e allora si creano stanze chiuse nella mente, armadi, dove riporre le domande più scomode, che urterebbero la coscienza se poste in bellavista. Credo che tutti noi ne abbiamo uno, non sempre per riporci domande religiose, possono anche essere domande su scelte che abbiamo fatto o non fatto, tutto ciò che ci crea disagio interiore e spezza l'equilibrio. Un fratello ne parlava come del "disordine ordinato". In qualche modo si tampona il disagio nascondendo la polvere sotto il tappeto. E' una caratteristica umana che rischia di non farci progredire, spiritualmente in questo caso: la paura di sconvolgere l"ordine e l'equilibrio raggiunto, anche se certe domande vengono chiuse in un angolo buio dei nostri pensieri.

Ora questa storia, anche se in proporzioni meno disastrose, si ripete nelle congregazioni. Anziani burocrati, incapaci di fare 1+1, altri incapaci di mettere quella somma dopo il segno uguale, stipano i fratelli in carri bestiame, incuranti delle sofferenze e delle vittime che non arriveranno a destinazione, solo per ubbidire senza farsi domande. Seguono la legge delle circolari e si illudono di essere fedeli e ubbidienti a Geova come Noè che “fece proprio cosi”. La disarmante verità è che spesso sono carnefici perché vittime del sistema! Persone che se solo fossero state fatte crescere spiritualmente, se gli fosse stato insegnato a ragionare secondo i principi biblici anziché infarcirli di regole e regolette in carta bollata avrebbero messo il loro senso di lealtà non al servizio di uomini ma dell'Iddio vivente, con ben altri risultati.

"Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno". Luca 23:34

post redatto e inviato da -Fespea-