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Pensiero dell'anno

Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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26/08/16

The expendable (il sacrificabile)



Ciao fratelli. Vi invio un altro post, come avevo detto. 
Spero possa piacervi; Vorrei riuscire a raccontarlo dagli occhi di una terza persona. 
Se qualcosa non và, scrivetemi pure. 
Un Abbraccio forte forte a tutti. Grazie di tutto, e dell'incoraggiamento che prestate.


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Sono un vecchio profeta d'Israele ed è passato parecchio tempo dalla morte di Mosè, il primo condottiero e servitore del vero Dio Geova. Per molti anni Israele è stato governato da giudici e sacerdoti, ma ora anche noi abbiamo un Re, come i popoli vicini. 

Desideravo portare la vostra attenzione su un uomo in particolare. Purtroppo non è un racconto a lieto fine.

Addestrato nel suo paese fin da piccolo, come guerriero, non temeva nemmeno la morte; sapeva che in guerra poteva succedere. In seguito divenne un proselito circonciso, e abbracciò l'adorazione di Geova, mio Dio, con tutto il suo cuore.
Mise la sua vita e la sua spada al servizio del Re, l'unto di Geova. Dimostro il suo grande valore, tanto che venne ammesso fra le 37 Guardie scelte del Re [1].

Spesso era in battaglia con i suoi compagni d'arme. 
Condividevano tutto, e si proteggevano le spalle, l'un l'altro, combattevano assieme, e se necessario cadevano ciascuno per salvare l'altro.
In qualsiasi condizione; dal freddo inverno, con venti gelidi che sembravano aghi che ti sferzavano la pelle, alla calda estate nel deserto, con la gola secca e arida. Si sostenevano a vicenda, tutti per uno, come si dice.
Molte volte combatte fianco a fianco con il suo comandante. (Pr. 18:24) 

Sempre fedele, sempre leale, in primis, a Geova, poi al Re ed al suo comandante. A sè stesso, ci pensava solo per ultimo. In questa circostanza, era impegnato con il resto dell'esercito del Re, a espugnare una città Ammonita.

Sembrava una guerra come tante altre, quando il Re in persona lo fece chiamare a corte.
Mentre entrava in città, si chiedeva di quali questioni il re voleva parlargli, proprio mentre la battaglia contro i madianiti infuriava.


Girò l'angolo e vide il palazzo reale e si fermò un attimo. Poco distante oltre la via, c'era la strada che portava a casa sua. 

Lì c'era anche casa sua, dove, in questo momento, c'era la sua bellissima e dolce moglie, che tanto amava: Come gli avrebbe fatto piacere rivederla, abbracciarla e baciarla teneramente. 
Lei era il dono più bello che Geova gli aveva dato e avrebbe voluto davvero correrle incontro. Era disposto a morire per lei.
Ma non poteva: era in missione per conto di Geova, il vero Dio. [2]

Mentre pensava queste cose, arrivò dinanzi al palazzo del Re. Cercò di sistemarsi, e sali le scale del palazzo reale, fino ad arrivare dal Re.
Il Re sembrava tranquillo, gioviale. Parlarono assieme, ed egli riferì di come stavano procedendo le cose al fronte. Poi il Re gli disse una cosa strana: gli disse di andare a casa sua, da sua moglie. Possibile che il Re non conosca le disposizioni di Dio? [2] si domandò. Ma, da uomo fedele quale era [3], non tornò a casa sua. Dormì con i servitori del Re.[4]
Nemmeno ubriacandolo il Re lo smosse dalla sua integrità [5].

Poi dopo due giorni, il Re diede a quest'uomo un messaggio scritto da consegnare al suo comandante, e lo rimando al fronte.
Arrivato al campo, consegnò il messaggio e poi andò a salutare tutti i suoi compagni, i suoi "fratelli di guerra". Tutti lo hanno accolto calorosamente, e si misero a scherzare, come una grande famiglia.
E quella sera cenavano allegramente tutti assieme: domani c'era da conquistare la città!

Il giorno dopo, prima della battaglia, il comandante lo convocò: aveva un compito per lui: sarebbe stato fra le prime linee. 
Era Rischioso, ma era anche un privilegio. Doveva preparare la strada al resto dell'esercito. Pensava che gli stessero dando fiducia.
"In fondo, cosa c'è da temere? Geova è con noi, ed ho tanti fratelli che mi coprono le spalle in caso di pericolo!" pensò.

Purtroppo non sapeva come stavano realmente i fatti. Lo scoprì nella maniera più dolorosa possibile.
Ubbidiente e leale, attaccò subito il nemico, insieme ai suoi compagni. 
Gli Ammoniti erano tosti, ma lui non voleva essere da meno. Ne cadderò parecchi sotto la sua spada. 

Ad un certo punto, si aprirono le porte della città, e uscirono molti più soldati. Lui si mise in posizione, pronto a combattere. 
Mentre combatteva, fu trafitto alla spalla, e ciò lo costrinse a girarsi.
Vide ciò che non avrebbe mai voluto vedere: I suoi compagni, i suoi fratelli si allontanavano da lui!

Era perplesso; I suoi fratelli, con cui aveva combattuto "spalla a spalla" fino a ieri, non gli coprirono più le spalle! Capì di essere rimasto solo, abbandonato!
Tirò un respiro...
strinse ancora di più la spada...
e con la forza della disperazione si lanciò nel combattimento più cruento della sua vita!
Gli Ammoniti diventavano sempre di più e lo incalzavano da ogni parte! 
Fù trafitto da frecce e lance, ma non mollò!
Combattè fino alla fine.

Alla fine, mentre stava morendo, trafitto dalle spade, lance e frecce, si voltò, per vedere in faccia i suoi "fratelli". 
Non uno lo guardava; tutti a testa bassa. 
Non una lancia, non una parola si era levata in sua difesa. Cercava gli occhi del suo comandante, con il quale aveva combattuto molte battaglie;
Chinò il capo pure lui.
Mentre cadeva un solo urlo uscì dalla sua bocca: "Perché????"
Pensava "che male ho fatto, per meritare questo?".
Lacrime roventi rigavano il suo volto.

Gli occhi gli si offuscavano, ed il dolore fisico stava passando. Ancora un poco, e non avrebbe più sofferto. Ma il vero dolore non erano le armi degli Ammoniti: era un uomo di guerra, certe cose non lo spaventavano. Nemmeno la morte.
No...
I suoi fratelli, che lo abbandonarono... 
Questo gli aveva distrutto il cuore; forse morì proprio di crepacuore, più che per le armi degli ammoniti.

Esistono cose peggiori della morte? 
Per questo soldato il cui nome è Uria, Si!

2Sa 11:15 - 'Scrisse dunque nella lettera, dicendo: “Mettete Uria di fronte alle più impetuose cariche di battaglia, voi vi dovete ritirare di dietro a lui, ed egli deve essere abbattuto e morire”.'

E vero che, in quanto Re, Davide aveva diritto di vita e di morte, sui suoi sudditi.
Tuttavia, il fatto che sia nella sua autorità, non rende la cosa automaticamente giusta.
Infatti al mio Dio Geova non è piaciuta, ma manco un pò!
E adesso mi ha mandato dal Re, a riferirgli che è adirato con lui.
E pure con coloro che hanno permesso questo supinamente, come Gioab - il comandante - e i suoi compagni. Infatti ciò porterà alla guerra civile!

A proposito, scusatemi, mi presento, mi chiamo Natan, e sono profeta, dopo Samuele.

[1] 2Sa 23:39; 1Cr 11:41
[2] De 23:9-11; 1Sa 21:5
[3] 2Sa 11:11
[4] 2Sa 11:8, 9
[5] 2Sa 11:13

Riflessione sulle Scritture :
Il fatto che gli Anziani abbiano l'autorità di disassociare o rimuovere, rende la cosa automaticamente giusta?
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