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28/04/15

COSA INSEGNA IN REALTA' LA BIBBIA SU DISASSOCIAZIONE E OSTRACISMO ?

Postato dal fratello  IARED
il 16 Febbraio 2015 ore 16:51

DISASSOCIAZIONE E OSTRACISMO 
        

Non necessariamente è condannato da Geova chi commette un peccato una sola volta, il peccato deve divenire una pratica (Galati 5:21). L’apostolo Paolo scrivendo a Tito gli disse come ci si doveva comportare verso un uomo che commetteva un peccato abbastanza grave, come il promuovere una setta. Tito 3:10: dice: “In quanto all’uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione…”. L’uomo non doveva essere espulso se non dopo, una o due ammonizioni. Questo  dovrebbe farci capire che bisogna andarci piano con la disassociazione.

OSTRACISMO: ovvero l’atto di boicottare qualcuno, emarginandolo, escludendolo e discriminandolo. Questo atteggiamento verso i disassociati viene non solo giustificato (L’ostracismo è giustificato solo verso quelli che odiano Geova, leggi 2 Cronache 19:2), ma viene incoraggiato servendosi della scrittura di 2°Giovanni 9-10: Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. Chi rimane in questo insegnamento è colui che ha il Padre e il Figlio.  Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto”.

COSA DICE LA BIBBIA: Le scritture vanno sempre lette nel contesto. La risposta a questa domanda è nelle parole precedenti. Chi doveva subire questo trattamento?  2°Giovanni 7 risponde:  Poichè sono usciti molti ingannatori nel mondo, persone che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne,  inoltre identifica chi non doveva ricevere nemmeno il nostro saluto: “Questi è l’ingannatore e l’anticristo”. Di chi stava parlando l’apostolo Giovanni?  In quel periodo nella congregazione si formarono dei gruppi. Tra questi  il più influente furono gli gnostici.  Gli gnostici  rinnegavano l'incarnazione di Cristo,  sostenendo che la venuta di Gesù sulla terra fosse stata solo apparenza ed illusione. In parole povere rigettavano la risurrezione di Gesù.  In sostanza le idee gnostiche erano eretiche e distruggevano il cristianesimo alla base. Ecco perché l’apostolo Giovanni era preoccupato che gli gnostici andassero nelle case dei  fratelli  facendoli cadere nell' apostasia.   …………………………………………………………………………

Un peccatore (o disassociato) e l’anticristo, sono due cose differenti. Un peccatore è qualcuno che riconosce Geova come Dio, Cristo come il Capo della congregazione, però ha sbagliato commettendo un peccato. Compiere una debolezza NON significa essere un anticristo. Le debolezze le hanno avute anche uomini fedeli dell’antichità.  Un anticristo è invece contro Cristo, un apostata che cerca di metterci nella testa i suoi ragionamenti. Vuole entrare  in casa nostra allo scopo di promuovere credenze e condotta errata, allo scopo di sedurci, avendo la mira di sovvertire la nostra fede con i suoi insegnamenti. In questo caso non lo lasceremo entrare in casa ne gli rivolgiamo un saluto. Diverso è il discorso riguardo a una persona disassociata. Costui non è l’ anticristo o contro Cristo, né è detto che nel venire da noi, lo faccia per promuovere insegnamenti anticristiani. 
 
Un altro versetto che viene applicato erroneamente e incoraggia l’ostracismo è: 1°Corinti 5:9-11 Nella mia lettera vi scrissi di cessar di mischiarvi in compagnia di fornicatori,  non [volendo dire] interamente con i fornicatori di questo mondo o con gli avidi e i rapaci o gli idolatri. Altrimenti, dovreste effettivamente uscire dal mondo.  Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. Questo versetto non si applica ai disassociati, perché il versetto 11 afferma di: “cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello”. Il disassociato NON è più un fratello e quindi non  può chiamarsi tale, di conseguenza questa scrittura non si applica a loro, ma  bensì a quelli  che si comportano nel modo suddetto, ma che  per varie ragioni non sono stati disassociati. Ecco perché Paolo più avanti consigliò di compiere questa azione (rimuoverli), perchè evidentemente ancora non era stata compiuta, dicendo: ”rimuovete l’uomo malvagio di fra voi” versetto 13 ).  Abbiamo detto che il disassociato non è più un fratello, oramai fa parte del mondo di Satana. A conferma di ciò l’apostolo Paolo scrisse in 1°Timoteo 1:19-20 di alcuni che avevano ripudiato la fede, facendo i nomi di Imeneo e Alessandro, questi venivano consegnati a Satana, nel senso che da quel momento uscivano dalla congregazione di Dio, e cominciavano a far parte del mondo di Satana (leggi anche 1°Corinti 4:5). Quindi è evidente che la persona disassociata fa parte del mondo di Satana (2°Corinti 4:4, CEI) e di conseguenza non può essere più considerato un fratello. Ragionevolmente quando la scrittura dice di “cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello” non si riferisce ai disassociati, perché oramai i disassociati non sono più considerati fratelli (leggi Marco 3:33-35).    Inoltre la scrittura ci proibisce di mischiarci (mischiare, che significa: unire, mescolare o amalgamare elementi di diversa natura), con qualcuno chiamato fratello, il che significa amalgamarci con lui o avere dei rapporti molto intimi. Avere però dei rapporti limitati e ragionevoli  non significa che ci stiamo mischiando.
                                                                                               
 "Il ritorno del FIGLIO PRODIGO" descritto in Luca 15:11-32: 
Il racconto è toccante! Dopo che il figlio tornò avendo sperperato i suo mezzi di sostentamento con le meretrici (versetto 30), il padre scorgendolo da lontano lo abbracciò e lo baciò, fece scannare un giovane toro, mangiarono, si rallegrarono, insomma fecero una festa. Non è scritto da nessuna parte che questo giovane subì un comitato giudiziario. Se ci fosse stato bisogno di un comitato giudiziario, Gesù non lo avrebbe esposto nel suo racconto visto che il giovane era stato con delle prostitute? Non è forse vero che se succedesse oggi una cosa del genere, gli anziani lo chiamerebbero subito a presentarsi davanti al comitato giudiziario? Nel racconto però non viene mostrato nessun comitato giudiziario, è bastato il pentimento del figlio e il perdono del padre!

La maniera corretta di agire verso un peccatore e ben descritta in Matteo 18:15-17: “Inoltre, se il tuo fratello commette un peccato, va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato il tuo fratello.  Ma se non ascolta, prendi con te uno o due altri, affinché per bocca di due o tre testimoni sia stabilita ogni questione.  Se non li ascolta, parla alla congregazione. Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”.  Quello che a noi interessa per determinare come doveva agire la congregazione verso un peccatore, viene mostrato al versetto 17. Se la questione non poteva essere risolta, doveva essere portata davanti alla congregazione. Se il trasgressore non ascoltava neanche la congregazione, veniva espulso. Questo è ciò che significa considerarlo: “come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”. Questa è anche l’applicazione che ne fa la W99 15/10 pag.22, par.22 – e la W94 15/7 “Come risolvere i contrasti”, dal sottotitolo “Contrasti seri” (terz’ultimo paragrafo). Quello che però va sottolineato è che le persone delle nazioni si salutano e vanno trattate, anche se si evita la stretta associazione, questo conferma che anche la persona espulsa (disassociata) può essere salutata e trattata.  
      
Che dire della parabola di Gesù  narrata in  Luca 15:4-7: “Chi è fra voi l’uomo che, avendo cento pecore, se ne smarrisce una non lascia le novantanove nel deserto e non va in cerca della smarrita finché non la trovi?  E, trovatala, se la mette sulle spalle, rallegrandosi.  E giunto a casa, raduna gli amici e i vicini, dicendo loro: ‘Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era smarrita’. Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentirsi”. La pecora che si era smarrita era forse un inattivo? No! Perché Gesù parlò di essa come di: “un peccatore che si pente”. Inoltre la parabola si riferiva proprio agli esattori di tasse e ai peccatori come viene evidenziato nei versetti precedenti (versetti 1-3). Si, Gesù ci ha dato l’esempio in quanto ad aiutare (non ostracizzare) i peccatori (leggi Matteo 9:10-13; Luca 19:5).                                                                                                                                                                                                                                                                                                          
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