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Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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06/04/15

Le vittime delle opinioni


“Il regno di Dio non significa mangiare e bere, ma significa giustizia e pace e gioia con spirito santo”. — Rom. 14:17.


IN QUALSIASI gruppo di persone esistono opinioni, gusti e sentimenti intimi diversi. Questo può dirsi anche dei sinceri cristiani.  Immaginate la confusione se tutti i componenti reputassero la propria opinione superiore o se ritenessero che gli altri componenti vi si debbano conformare. Tali divergenze possono davvero arrivare a turbare la pace e l’unità della congregazione. Nel 14° capitolo di Romani l’apostolo Paolo tratta le divergenze di opinioni nella congregazione cristiana di Roma. Queste avevano a che fare con cose che influivano sulla coscienza, e alcuni pensavano che si dovessero assolutamente appianare queste divergenze, in un modo o nell’altro, per poter praticare la vera adorazione di Dio. L'oggetto di discussione erano le interpretazioni di coscienza su aspetti minori della vita quotidiana e l’apostolo fece notare che i cristiani maturi hanno un’ampia libertà. Ma avvertì anche il cristiano consapevole, di non fare uso sfrenato di questa libertà e di non cercare di limitare la libertà altrui.

D’altra parte, è anche essenziale che il cristiano dalla coscienza troppo scrupolosa si astenga dal criticare un altro che esercita la propria libertà. Se lo fa, giudica il suo fratello. Se non corregge il suo punto di vista (Confronta II Corinti 13:11) continuerà a turbare la pace della congregazione con tutti gli effetti nefasti del caso. Se giudica il suo fratello, deve addossarsi gran parte della colpa per la difficoltà causata dal suo atteggiamento critico. Dovrebbe piuttosto, sforzarsi di divenire pienamente maturo e stabile, rafforzando la sua fede su tutti i punti, per non essere incline a inciampare o a condannare altri. Se non fa progresso in questo modo, può essere una continua fonte di turbamento e recare biasimo sulla “buona notizia”. — Ebr. 5:12-14; Sal. 119:165.

Questo si può dire di molte altre cose della vita. Vestiti e pettinature, divertimenti, lavoro e altre cose personali non devono essere utilizzati per discriminare il progresso spirituale dei fratelli (Filip. 1:12) Se non c’è nessuna effettiva violazione delle Scritture e se è mostrata moderazione evitando gli eccessi o la partecipazione a peccati mondani, allora queste cose della vita quotidiana non rientrano nel campo in cui dovremmo essere giudicati. — Confronta Proverbi 11:2. I nominati sono in particolar modo tenuti a evitare di esprimere giudizi gratuiti, sull'esercizio della fede. In molti casi sono i fratelli stessi che chiedono interpretazioni e potrebbe essere facile cadere nella tentazione di darle. Ma chi ascolta se non ha riferimenti biblici specifici rischia di interpretare le parole in molti modi, creando così più confusione di quella che si tenta di risolvere. 
Le opinioni gratuite non ponderate, quindi si potrebbero rivelare come pericolosi effetti collaterali e addirittura ritorcersi contro chi le ha espresse. Se un fratello o una sorella chiede indicazioni su questo o quel atteggiamento, vestito, acconciatura, musica, film e meglio trattenersi per tanti motivi. 

Se eserciterete questa qualità, non sarete voi stessi le prime vittime delle vostre opinioni.