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Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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21/09/16

I LEONI MORTI


Quando ascoltiamo qualcuno che parla il nostro cervello lavora per associazioni di idee informazioni che già conosce e a volte cerca di visualizzare le cose.
L'altro giorno in sala una sorella che si trovava seduta dietro di me alza la mano e fa questo commento in risposta a una domanda della torre di Guardia  :"
Ce lo immaginiamo Gesù durante la guerra a combattere al fianco dei nazifascisti?!" e il conduttore di rimando la ringrazia e risponde:"decisamente improbabile".
Io che sono curioso razionale e amante della verità e in aggiunta particolarmente amante della storia contemporanea relativa al periodo della seconda guerra mondiale
sono stato colto dal desiderio di integrare il suo pur corretto commento aggiungendo che non lo avrebbe fatto neanche dalla parte degli alleati dei sovietici e di qualsiasi altra parte belligerante ma per amore di tutti mi sono morso la lingua.
Quando si parla e a maggior ragione durante un commento alle adunanze cristiane anche se diciamo una cosa vera  ma evitiamo di dirla nella sua interezza rischiamo che l'altra mezza verità non detta possa diventare una falsità.




Ora vi racconto una vicenda e vi invito se vi va a trovarci delle analogie con quello che è successo, succede, e succederà a coloro che  erano, sono e saranno in aspettazione di riforme e cambiamenti che sembrano tardare ad arrivare.


-Nei primi giorni del mese di maggio 1945 una dozzina di SS francesi, quasi tutti provenienti da ricovero ospedaliero, si arrendono alle truppe americane. Gli Americani internano i Francesi insieme con i prigionieri tedeschi nella caserma degli Alpenjäger di Bad Reichenhall (località termale di modeste dimensioni sull’autostrada Monaco – Salisburgo, sottoposta al consueto bombardamento terroristico anglo-americano alla fine dell’aprile del 1945). Il 6 maggio 1945 giungono nella cittadina truppe francesi della Seconda Divisione corazzata comandata dal Generale Leclerc. I prigionieri francesi, avutane notizia, cercano di allontanarsi dalla caserma e raggiungono un boschetto vicino, ma vengono scoperti e accerchiati. Il Generale Leclerc, giunto al loro cospetto, li apostrofa rimproverandoli per il fatto che essi indossano la divisa germanica. Le SS francesi gli rispondono facendogli notare che egli indossa la divisa americana. Risentito per tale “atteggiamento insolente”, Leclerc decide di fucilare i dodici francesi. Condanna a morte senza giudizio di un tribunale, nemmeno improvvisato. L’esecuzione non deve lasciar traccia…
Il Generale Leclerc si limita a concedere loro assistenza religiosa. Viene deciso che l’esecuzione avvenga a gruppi di quattro alla volta. Essa ha luogo l’otto maggio, il giorno della resa della Germania, considerato il giorno della fine della guerra in Europa. Durante il pomeriggio i prigionieri vengono condotti su camion a Karlstein, in una radura denominata Kugelbach. Informati che saranno fucilati alla schiena, protestano violentemente rivendicando il diritto di essere fucilati al petto. Il Padre Maxime Gaume riceve l’ordine di assisterli: sarà l’unico testimone e colui che cercherà di informare le famiglie. Il giovane tenente designato a comandare il plotone d’esecuzione, costernato di dover eseguire un tale ordine, è tentato di disobbedire ma decide poi di obbedire, cercando però di parlare con rispetto ai morituri. La fucilazione avviene, come stabilito, a gruppi di quattro in modo che le SS vedano cadere i propri Camerati prima di loro, ad eccezione dei primi quattro. Tutti rifiutano la benda e cadono coraggiosamente gridando “Vive la France!”. I cadaveri furono lasciati sul terreno e sepolti sul posto da soldati americani solo tre giorni dopo. Furono piantate croci di legno poi sparite. Il 2 giugno 1949 i corpi furono esumati e traslati nel cimitero comunale di Bad Reichenhall, gruppo II, fila 3, numeri 81 – 82, dove si trovano tuttora.

Vi ringrazio e vi saluto affettuosamente visto che anch'io qualche giorno prima ho subito la stessa ignominiosa fine, se volete leggetevi la mia storia.


Magg. Visconti




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