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03/03/15

Come sopravvivere nel tempo della fine - La scomunica oltre ciò che ovvio


Il contenuto di questo post è stato preso da una pagina in rete con argomento la disassociazione nei testimoni di Geova e dopo averlo rivisto e corretto diamo la possibilità a tutti voi del blog di discuterne. Prima di affrontare l'argomento volevo ribadire un aspetto importante riprendendo le indicazioni date da Neemia relativo al Decalogo che ci ricordava che i post non dovranno occuparsi di dottrine scritturali. E' quello che tenteremo di fare anche se alcune considerazioni bibliche saranno necessarie per comprendere di cosa stiamo parlando ma non sono da confondere con gli intendimenti. Le precisazioni quindi e le puntualizzazioni sono sempre lecite e necessarie. Le discussioni che faremo in questo post sono relative all'applicazione di questi principi e quindi al modo con cui ognuno di noi serve Geova. 

Patti chiari
Testimoni di Geova si diventa e non si nasce. Quindi, essere cristiani testimoni di Geova è una scelta libera e consapevole che ogni membro condivida valori, precetti e vita di comunità. Questo è uno dei motivi per cui i testimoni di Geova non battezzano neonati e tutti gli individui in genere che non sono naturalmente consapevoli. Questo aspetto risulta evidente quando si deve considerare la disassociazione di un membro aderente. Perchè ? Perchè la disassociazione potrebbe avere pesanti ripercussioni relazionali che coinvolgono la vita dell'individuo. Questo tipo di regola deve essere chiara sin dall'inizio altrimenti le aspettative che ci poniamo possono non essere realiste. La disassociazione è un aspetto importante che fa parte della vita stessa della comunità cristiana. Questa possibilità è essenziale nella comunità è un principio biblico è deve essere salvaguardato. Senza di essa le attività dentro la congregazione potrebbero essere pesantemente compromesse. Perchè viene attuata la disassociazione ? Il libro perspicacia spiega in modo chiaro i motivi. Nella definizione del concetto si parla in modo esplicito di "salvaguardare la purezza dottrinale e morale dell’organizzazione" ed anche che "è necessario per garantire l’esistenza stessa dell’organizzazione, e ciò vale in particolare per la congregazione cristiana, che deve rimanere pura e conservare il favore di Dio per poter essere da lui impiegata e rappresentarlo” .

Prime conferme scritturali
Tenete a mente questo aspetto e consideriamo alcune conferme scritturali. L’apostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinti (cfr. 1 Corinti 5:5,11,13) ordinò l’espulsione di un peccatore che aveva rapporti con la moglie del proprio padre. Si valse di questa autorità anche per disassociare alcuni che considerava apostati come Imeneo e Alessandro. (cfr. 1 Timoteo 1:19,20). A differenza di molte organizzazioni religiose che tendono spesso a sottovalutare la disassociazione, in quelle circostanze Paolo e Giovanni non usarono mezzi termini. Le trasgressioni passibili di disassociazione nella congregazione cristiana dei testimoni di Geova secondo la Bibbia sono: fornicazione, adulterio, avidità, estorsione, furto, menzogna, ubriachezza, linguaggio oltraggioso, spiritismo, omicidio, idolatria, apostasia e il causare divisioni nella congregazione. Anche se chi commette queste cose non viene automaticamente disassociato come vedremo più avanti (cfr. 1 Corinti 5:9-13; Tito 3:10,11; Apocalisse o Rivelazione 21:8). Colui che commette peccati gravi, deve essere aiutato e/o ammonito prima che sia preso contro di lui questo provvedimento. L'apostolo Paolo vuole salvaguardare la purezza morale della congregazione ma non solo. Si rende conto che in alcuni casi le congregazioni sono messe a dura prova da cristiani che sebbene non commettano peccati evidenti con il loro comportamento e il loro atteggiamento causano divisioni nella congregazione. Chi sono questi sedicenti cristiani ?

Il provvedimento della disassociazione, deve considerare anche il recupero spirituale della persona come è esposto nella seconda lettera ai Corinti (cfr. 2 Corinti 2:5-11). Vediamo ora come dovrebbero comportarsi i singoli testimoni di Geova con chi è stato disassociato dalla congregazione. La prima lettera ai Corinti 5:11 dice: “Cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. L’apostolo Giovanni aggiunge un particolare in più: “Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse”. Nella seconda lettera di Giovanni (cfr. 2 Giovanni 8-11) si applica l'espulsione a chi rinnega il Cristo apostatando sulla sua natura. Questo passo risulta importante da comprendere perchè è una applicazione diretta della disassociazione verso gli apostati.


Il peccato di apostasia è da considerare in modo diverso rispetto agli altri peccati ? Riteniamo di si. Per capire la differenza possiamo fare questo esempio. Chi pecca di fornicazione o adulterio o di avidità è come quel corridore che cade durante la corsa cristiana. Ha interrotto le sue attività cadendo, però se si rialza, non dovrà fare altro che riprendere la corsa cristiana. Questo è possibile perchè è venuto meno nella applicazione di un principio. Un fratello che pecca di apostasia e quindi mette in discussione le verità scritturali è come un corridore che non segue più il tracciato, cambia via, sentiero, strada. La sua direzione non è più quella scritturale e la sua meta non è più la meta dei fratelli che correvano insieme a lui. L'apostata mette quindi in discussione il principio stesso. Se i fratelli prestassero una sponda o un orecchio alla sua voce potrebbe essere un vero disastro spirituale e per questo l'apostolo Giovanni richiama l'attenzione su di esso.

Cosa dicono altre scritture bibliche?
Per esempio, la summenzionata scrittura di 1 Corinti 5:9-13, consiglia “di cessar di mischiarsi in compagnia di alcuno chiamato fratello…”. Questa scrittura è molto chiara, fa riferimento a quelli che rinnegano il Cristo come appunto gli apostati, perchè solo chi ha creduto nel Cristo può essere "chiamato fratello". Una persona del mondo non può essere considerata fratello ne considerarsi tale. Queste persone lo ribadiamo, non meritano la compagnia dei cristiani. Il motivo? Non si sono comportati in modo degno del nome di Gesù e della sua congregazione. Queste due scritture si completano a vicenda, a prescindere dall'interpretazione che ne diamo. Ma cerchiamo di approfondire meglio questo argomento. Spesso gli apologeti della verità usano testi dove difendono la disassociazione a spada tratta con argomenti che potrebbero essere fuorvianti e spesso sono in controsenso. Questi fratelli ad esempio accusano le avverse religioni di incoerenza, perché esse stesse hanno nel loro diritto canonico forme di espulsione o di scomunica. Queste "prove" a ben vedere però non dimostrano nulla, perché non si legittima mai la nostra fede con l'intendimento apostata di un'altra religione. L'effetto negativo che si ottiene è quello di considerarci esattamente come le altre religioni cristiane.

L'unità della congregazione
La lettera agli Efesini 4:11-13 chiarisce ancora meglio il concetto: “…finché perveniamo tutti all’unità della fede e dell’accurata conoscenza del Figlio di Dio, all’uomo fatto”. È possibile l’unità della fede se ci sono opinioni diversi nella congregazione? È ovvio che la base per venire accettati come componenti dei testimoni di Geova non può essere semplicemente il credere in Dio, nella Bibbia, in Gesù Cristo, e così via. Sia il papa cattolico che l’arcivescovo anglicano di Canterbury che professano di credere nelle stesse cose, eppure i fedeli che appartengono a una di queste due chiese non possono appartenere all’altra. In modo simile, il semplice fatto che uno professi queste credenze non lo autorizza a identificarsi come testimone di Geova. Per essere testimoni di Geova occorre accettare tutto l’insieme degli insegnamenti della Bibbia; questi però sono da distinguere da tutti i formalismi burocratici che non sono scritturalmente avvallati. Possiamo avere unità nel pensiero e avere forme di espressione diverse ? Noi ragionevolmente riteniamo di si.

La disassociazione è ingiusta?
Asserire che i testimoni di Geova vengono disassociati ingiustamente pagando troppo duramente, anche con forti ripercussioni sulla salute per un errore che non avrebbero commesso, non è un gravissimo errore di valutazione ma è semplicemente una realtà che molti hanno affrontato. Far finta che questi ex fratelli siano il risultato di un effetto collaterale marginale e insignificante rispetto all'intero popolo di Geova non è ragionevole così come sostenere che i CG siano immuni da errori di valutazione. Queste considerazioni però non sono una prova che la disassociazione sia sbagliata.

Savaguardare la disassociazione
Partendo dal presupposto che se un fratello smette di credere in Dio e diventa apostata non è necessario dargli ulteriori risposte sui dubbi. Se prendo un altro sentiero non ponendo più fede nel sacrificio del Cristo, non posso rimpiangere di sentirmi solo e abbandonato. Ma è anche vero che se un ex fratello ci fa una accusa, bollarlo come apostata e quindi non degno di essere preso in considerazione, non risolve l'accusa. Tutti i cristiani consapevoli dovrebbero tenere conto dei sentimenti di tutti anche dei disassociati. Un modo ad esempio per salvaguardare la disassociazione è che le regole siano coerenti per tutti. Disassociare una persona che fuma è giusto, ma se questa persona risulta invalida mentalmente a che serve la disassociazione ?

La disassociazione è fuori legge?
Ovviamente tutti i cittadini in uno stato di diritto hanno una legislazione ufficiale a cui si deve rendere conto. I provvedimenti disciplinari dei testimoni di Geova non applicano le norme del processo penale in quanto non ci sono le premesse che lo richiedono. Partendo dal presupposto che anche i CG devono tener conto della legislazione corrente, sostenere che in Italia la defezione o l'allontanamento non sia legale non ha molto senso. In primo luogo questo aspetto è stato riconosciuto dallo stato italiano. Nel documento redatto lo Statuto della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova prevede (art. 5) che l’espulsione di un membro sia adottata dagli anziani delle comunità locali. Nella "prassi" almeno tre anziani formano un comitato che viene incaricato dal corpo degli anziani o presbiterio di esaminare la condotta di un aderente, e ciò soltanto in presenza di una grave e provata trasgressione. Il problema della "prassi" è capire se gli anziani hanno provate capacità di gestire la situazione in questione.

Ci possono essere casi scottanti che il peccato implichi anche reati puniti dalla legge. Questi casi devono essere gestiti con un minimo di attenzione. I problemi relativi ai casi di pedofilia o agli scandali finanziari di qualche furbetto del quartierino sono spesso sbandierati ai 4 venti. Questi scandali sono immeritatamente associati ad altri scandali di confessioni religiose ben più blasonate della nostra. Oltre al reato non vi sono molte altri elementi comuni a meno di un aspetto. Semplifico con una domanda: quanto il CG si può sovrapporre all'intervento della giustizia secolare ? Dalla scrittura di Corinti molti reati penali sono espressamente citati, in genere sappiamo come regola che tutti i reati alla persona e alle cose devono essere anche gestiti dai CG. Chiarifichiamo il concetto, i peccati però che hanno una valenza penale sono solo un piccolo sottoinsieme di tutti i peccati che i CG prendono in considerazione e di solito sono la conseguenza. Es: se commetto un furto e vengo arrestato il CG farà il suo iter che è indipendente dalle mie sorti penali.

A questo punto risulta chiaro che devono essere date indicazioni precise ai CG, per non incappare in violazioni (formali) che però nulla devono aver a che fare con il reato. I CG non devono essere accusati di favoreggiamento o di occultamento delle prove considerando che in questo caso i problemi ricadono direttamente sul CG.  Consideriamo anche che sono tanti i fattori che potrebbero essere implicati nella mancata applicazione delle indicazioni e questi fattori non è detto che siano per forza imputabili all'organizzazione. Diciamo che sicuramente deve essere possibile che l'organizzazione abbia la capacità di muoversi prendendo decisioni veloci e non costretta o vincolata da meccanismi costrittivi interni. Si deve riconoscere che è oggettivamente problematico gestire le varie situazioni ma ci sentiamo di dire ai numerosi detrattori e siti canaglia vari che confondere il problema, con la gestione del problema è un palese errore di valutazione.

Modus operandi del comitato giudiziario

Il comitato giudiziario deve giudicare tre cose:


  • Se il peccato è stato commesso.
  • Se il peccato è di una gravità tale da comportare la disassociazione.
  • Se il trasgressore è pentito.

Sul primo punto, in mancanza di una confessione ci si basa sulle testimonianza altrui e l’accusato può portare tutti i testimoni che vuole. Una volta appurato il primo punto non è cosa molto complessa risolvere anche il secondo punto. È sul terzo punto che l’accusato potrebbe lamentarsi ritenendo di essere pentito mentre il comitato giudiziario non lo crede. Ma su questo punto non esiste argomentazione dialettica che possa influire sul giudizio che gli anziani devono dare in onesta coscienza. Si tratta di giudicare come l’accusato reagisce alla consapevolezza del peccato.

Se l’accusato ritiene in anticipo che i componenti del comitato giudiziario ce l’hanno con lui o potrebbe esserci un conflitto di interessi per un motivo o un altro o perché parenti dei testimoni che l’accusano ecc. può comunque chiedere che venga giudicato da anziani al di sopra di ogni ragionevole sospetto, se necessario, anche di altre congregazioni. In più, dopo il giudizio, se l’accusato ritiene che il comitato abbia fatto un grave errore di giudizio su uno o più di quei tre punti, può chiedere che il suo caso venga esaminato da un’altro comitato ancora. Questo è quello che dovrebbe accadere ma se questi meccanismi si inceppano i fratelli non sono disponibili, oppure ai fratelli appellanti vengono contestati vizi di forma per non aver seguito procedure si finisce in un pantano difficile da districare dove chi ci rimette è sempre l'anello debole di questa catena. La facilità con cui si ergono inutili muri di gomma è un po troppo sotto gli occhi di tutti.

Si sostiene che

In alcuni siti apologeti si sostiene che la bontà delle disassociazioni viene determinata dal fatto che tutte le espulsioni sono accettate senza che il giudicato richieda appello. Sostenere che "gli anziani giudicanti hanno come primario interesse il benessere spirituale del trasgressore e della congregazione, sono pastori e non professionisti di mestiere che operano con il presupposto della presunzione di colpevolezza come fanno i magistrati inquirenti." è una bella dichiarazione di intenti con brevi toni realistici che però non ha niente a che vedere con la questione. Anche le questioni seguenti che si pongono "la disassociazione è severa?" oppure "gli anziani devono essere inflessibili" non hanno molto fondamento. Perchè ? Perchè qui non si tratta di difendere le posizioni di disassociati ne tantomeno di apostati che mungono a piene mani da questo blog. Partiamo dal presupposto che questo non è un sindacato come qualcuno tenta di inquadrarci e in questo contesto noi in controtendenza a tutti, vogliamo difendere la disassociazione stessa, perchè desideriamo che sia applicata nel rispetto dello spirito cristiano. Perchè ? Perchè se questo non accade siamo certi che lo spirito di Dio si allontanerà dalla congregazione con tutti gli effetti nefasti che ne conseguono. Cosa succede quando si disassocia un minorenne ? come gestire le disassociazioni indotte ? E' lecito disassociare un malato mentale ? Se siamo anziani consideriamo la disassociazione essenziale per risolvere i problemi nel modo più semplice ? Se come anziani rispondiamo male a questa e ad altre domande simili è come se si accendesse una miccia ad un candelotto, potremmo non fare in tempo a lanciarlo.