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Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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08/06/17

Che cosa dobbiamo aspettarci nel tempo della fine tra i cristiani? Daniele capitolo 11



Cari Fratelli e Amici,
Nella prima parte si cercava di vedere come avvenimenti predetti da Cristo nel suo discorso sulla sua presenza, venuta e giudizio, non sono a tutt’oggi completamente chiariti. Insomma si è sorvolato su chiare indicazioni di tensione, rottura, tradimento all’interno della comunità cristiana come predetto da Cristo stesso.
Ci siamo soffermati sulla scrittura di Matteo 24:10 come partenza del ragionamento.
Una analisi estesa a tutta la Scrittura dovrebbe darci altre indicazioni. Indizi, parallelismi, suggerimenti, collegamenti. Un pò come il lavoro investigativo, che non si esaurisce sulla scena del delitto, ma amplia la ricerca per cercare un senso, un aspetto comune, una logica e alla fine una risposta.
Cristo ci ha lasciato delle indicazioni così invece di “mangiare e bere” e ‘non avvedersi di nulla’ desidera che spendiamo la nostra capacità di pensare, o meglio che “il lettore usi discernimento”.
 
Non a caso Gesù ci disse di andare a vedere l’amato e desiderabile profeta Daniele.
Vediamo se Daniele ha qualcosa da dirci.
Innanzitutto Cristo oltre che nominarlo fa un riferimento diretto alle parole di Daniele stesso. Infatti parla di una “cosa disgustante che causa desolazione” (  הַשִּׁקּ֥וּץ מְשׁוֹמֵֽם - “l’abominazione della desolazione”. In questo caso ho mantenuto la scrittura da destra a sinistra nella grafia ebraica) che troviamo appunto nel capitolo 11: 31 di Daniele.)
Nel capitolo si tratta della lotta tra il Re del Nord e uno del Sud, e a profezia avvenuta, sappiamo che i cristiani discernettero che fu la Roma imperiale il Re del Nord che aveva circondato Gerusalemme con “pali appuntiti” e che arrivarono nel “luogo santo” ove appunto causarono “desolazione” con la distruzione dell’allora Tempio di Geova. Ma il lettore doveva usare discernimento limitato a questo particolare? Sappiamo che non tutti i fatti accaduti in quel periodo in Gerusalemme e dintorni hanno un parallelo col tempo della fine. Alcune cose erano peculiari del tempo, alcune altre predizioni di Cristo non si avverarono in quel tempo, oppure la scala non era limitata a quel tempo ( tribolazione, predicazione, guerre e altro).
 
Ma notiamo i versetti successivi:
 
  “E per mezzo di parole lusinghiere egli condurrà all’apostasia  quelli che agiscono malvagiamente contro [il] patto.  Ma in quanto al popolo che conosce il suo Dio,   prevarrà   e agirà con efficacia.  E in quanto a quelli che hanno perspicacia  fra il popolo, impartiranno intendimento a molti.  E certamente saranno fatti inciampare mediante la spada e mediante la fiamma, mediante la cattività e mediante la preda,  per [alcuni] giorni.    Ma quando saranno fatti inciampare saranno aiutati con un po’ di aiuto;  e molti si uniranno certamente a loro per mezzo della lusinga.     E alcuni di quelli che avranno perspicacia saranno fatti inciampare,  affinché si compia un’opera di raffinamento a causa d’essi e affinché si compia una purificazione e affinché si compia un imbiancamento,  fino al tempo della fine;  perché è ancora per il tempo fissato.”
 
- V.32: Chi è il soggetto? Ovviamente il Re del Nord. Stiamo sui fatti. Sappiamo per certo che la politica ha avuto un ruolo preponderante della apostasia che era sorta già durante la seconda metà del primo secolo. Solo chi ha potere può dare potere. Il culmine fu raggiunto con l’imperatore Costantino che suggellò il patto tra Chiesa Apostata e Stato, con uno Stato che diede potere a quella Chiesa Apostata. Da notare che la parola ebraica חֲלַקּוֹת - chalaqqah si può anche tradurre, oltre che lusinghiero, come adulazione o ipocrisia. Non si potevano vincere i cristiani che morivano nelle arene? 'Allora aduliamoli, diciamo che sono bravi, facciamo gli ipocriti, diamogli a poco a poco potere, vedrai che li conquistiamo.'
 
- Ma questo non valse per tutti. Non tutti apostatarono. Notiamo che chi non apostatò era il popolo che ‘conosceva il suo Dio’ e che avrebbe prevalso. Una traduzione alternativa può essere ‘sarebbe cresciuto forte e produrrà’ visto che la radice dei verbi in questione חָזַק - chazaq tradotto “prevarrà” può nel suo significato originale tradursi 'crescere rafforzandosi' e עָשָׂה - asah, tradotto “agirà con efficacia”, può tradursi 'realizzerà' o 'porterà frutto'. Questo ci fa venire in mente la profezia/illustrazione collegata ai tempi della fine, del grano e delle zizzanie, non è vero? (Matteo 13) Il fatto che si parli di frutto e di realizzazione, lo possiamo trasportare avanti nel tempo, nel momento che il grano diviene maturo ovvero porta frutto;  ricordiamo che si parla di un popolo che conosce il suo Dio, che non solo sa che ha un Nome, ma conosce le sue qualità.
 
- V.33 Chi sono coloro che hanno perspicacia? Sono appartenenti ad un popolo, quello che 'conosce Dio'. Dio si conosce dalle Scritture e si apprezza dalla sua Creazione. Sapere che ha un nome e usarlo è un'altra importante parte della conoscenza di Dio. Un gruppo avrebbe dato conoscenza ad altri (molti) non necessariamente solo del loro stesso popolo: Possiamo vederci uno Schiavo Fedele e Discreto, visto che di tempi della fine si parla. Non sarei irrigidito con date assolute come il 1919 e dintorni. Diciamo che comunque chi ha voluto diffondere la Verità sia Biblica ma anche Scientifica (o della Creazione) (Serveto, Tyndale, Wycliffe, Galileo, Lutero. I Catari, Russell etc) è stato attaccato con fuoco (inquisizione?) ucciso con armi, imprigionato e perseguitato (preda). Ma un successo lo ha avuto, ha impartito intendimento a molti. Questa opposizione sarebbe durata per giorni. La nota a margine nella NWT traduce "molti giorni".
 
- V.34. In ogni caso vi sarebbe stata una durata lungo la quale vi sarebbe stato un aiuto, un poco. Il soggetto che dona l’aiuto potrebbe essere lo stesso Dio che questo popolo conosce. Il poco si può spiegare con i limiti che Geova si pone per bilanciare il libero arbitrio, e rispettare la Contesa Universale.
 
- A questo punto vi sono ulteriori molti che si uniscono, stavolta non grazie alla distribuzione di intendimento ma grazie alla lusinga. La radice del sostantivo è la stessa precedente ovvero חֲלַקּוֹת - chalaqqah che qui può essere appunto tradotto adulazione, ma anche ipocrisia. Adulazione e Ipocrisia da parte di chi? Non necessariamente la fonte dell'adulazione e attribuibile a quelli che hanno perspicacia. Un’idea è che i successivi molti che vi si avvicinano non sono attratti dall’intendimento che dona conoscenza di Geova, ma apprezzino più la parte egoistica, adulativa del messaggio, ovvero i benefici che se ne traggono. Benefici siano essi immediati: un ambiente di persone oneste, il vantaggio di vivere in una comunità compatta, benefici economici o altro. Oppure questi molti possono essere attratti dalle promesse di vita eterna, guarigione o ancora… Resta il fatto che sono distinti da quei molti che invece accettano l’intendimento per conoscere prima di tutto Dio, insomma non sono ipocriti.
 
- V.35.Il versetto 35 aggiunge uno sviluppo. Non tutti coloro che hanno perspicacia ora inciampano, ma solo una parte. A che scopo? Affinché si compia un’opera. A tre stadi o fasi: raffinamento, purificazione, imbiancamento. Ma se andiamo a scoprire le radici verbali originali ci salterà all’occhio che la traduzione può dire:
 
- Al posto di 'raffinare': testare לִצְר֥וֹף - liṣ·rō·wp̄
 
- Al posto di 'purificare' selezionare וּלְבָרֵ֥ר - ū·lə·ḇā·rêr e
 
- Al posto di 'imbiancare' rendere puro (usabile, come la creazione di un mattone pronto all’uso, imbiancato appunto) וְלַלְבֵּ֖ן - wə·lal·bên.
 
- Chi subisce il processo in tre stadi? Ovviamente il popolo che conosce Dio. Forse chi vi appartiene e ha motivi non puri o egoistici sarà scartato. Non è detto che solo chi appartiene al popolo che conosce Dio abbia questa purificazione, perché Daniele non limita questa azione al solo popolo. Ricordiamoci che  a Daniele fu detto dall’angelo che nei tempi della fine la vera conoscenza diverrà 'abbondante', senza limitarne l’accesso e la diffusione ad un gruppo specifico (Daniele 12:4)
 
- Questo ci ricorda i vari passaggi dei Vangeli ove Cristo menziona che la salvezza al tempo della fine è disponibile senza limitazioni. (Giov. 3:16). Ma sopratutto ci ricorda la parabola del grano e delle zizzanie ove l'opera di testare/selezionare/rendere puro è l'opera che viene e verrà fatta in relazione a chi è grano e chi è zizzania. Non da essere umano ma dagli angeli stessi.
 
- Chi sono tra quelli che hanno intendimento che inciampano per causare la purificazione? Che ci sia una relazione con lo Schiavo Malvagio, le Vergini Stolte, lo Schiavo Buono a Nulla? Tutti queste categorie si riferiscono a gruppi di individui che hanno un incarico e che possono essere paragonati a coloro che hanno perspicacia e che dovrebbero distribuire intendimento. Ovvero un Gruppo o Classe insegnante e dirigente che si rompe, fallisce, si divide e causa una purificazione. Mentre a livello generale i Pesci Inadatti, i Capri, le Zizzanie rappresentano forse di più in generale tutti coloro che non superano la prova del raffinamento/purificazione/imbiancatura a causa di una loro attitudine, ma forse anche sviati da coloro che hanno perspicacia e che falliscono.
 
 

Conclusione:
 
Che tali cose stiano accadendo oggi? Per certo la profezia di Daniele ha molti più punti in comune con gli insegnamenti di Cristo riguardo al tempo della fine, di qualsiasi altro libro della Bibbia.
Non voglio fare applicazioni ma sicuramente molte cose ora stanno avvenendo. Aldilà di scervellarsi su chi sia il Re del Nord o del Sud, credo che dovremmo prestare particolare attenzione a ciò che sta accadendo nel popolo che porta il nome di Dio. Questo perché non vorremmo inciampare, ma lasciarsi raffinare onde diventare bianchi mattoni adatti a costruire la nuova società umana.
Un abbraccio
 
Graf
 
 
______________________________

 

1 commento:

  1. Anonimo 18:42
    Visto che sei molto interessato a questi aspetti profetici e simbolici, due domande:
    1) Quando si adempiono Daniele 2:34,35 , Daniele 2:44 e Daniele 12:1? La risposta può spostare l'intero ragionamento in una direzione o in un'altra
    2) Di quale utilità reale può essere per noi oggi l'affannarsi a cercare di capire questi aspetti simbolici, come l'identità del re del nord (sulla quale sono diversi anni che il Corpo Direttivo non si pronuncia?) Non abbiamo già abbastanza evidenze per capire in che tempo stiamo vivendo? O la piena comprensione o interpretazione di aspetti profetici e simbolici può aggiungere o togliere qualcosa a quello che disse Gesù in Matteo 24:42-44?

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